Rassegna storica del Risorgimento

MACHERIONE GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <930>
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930 Giorgio Bardanzellu
si getti sul lastrico un'intera famiglia. Io, quindi, ritengo, che, almeno pei ora, quella norma debba frenarsi con apposita legge.
Tuttavia, non potrà in alcun modo evitarsi che, salendo al potere un nuovo ministero (dovendo questo essere responsabile dei suoi atti davanti alle Camere) esso destini alle funzioni di maggiore importanza persone le quali, oltre alla richiesta capa­cità, godano la sua piena fiducia. Così avviene, per esempio, del ministro dell'interno coi governatori e con gl'intendenti che da lui dipendono.
Ma queste cose non si compresero, o meglio non si vollero com­prendere da coloro, ai quali invece interessava far comprendere il contrario, e fu facile il dire e il trovare chi prestasse fede che la nomina dell'intero Consiglio di luogotenenza, e principalmente del Lafarina e del Cordova, importasse una grave offesa a Garibaldi, cbe aveva cacciato entrambi dall' Italia meridionale !
Di un altro dardo si valse l'Opposizione per rovesciare il Consi­glio, strombettando, con le sue cento stridule lingue, che quei due avevano votato per l'annessione della Sicilia allo Stato del Piemonte come se, dopo l'annessione dell'Emilia e della Toscana, esistesse più un Piemonte, a meno che anche Cattolica esistesse sotto le Alpi e come se l'Italia meridionale, annessa alla settentrionale e questa a quella, non formasse un sol tutto, cioè l'Italia unita, che è V'espressione del nostro plebiscito.
La sistematica opposizione, invero, diede prova di tanta sotti­gliezza casistica da degradarne tutta quanta la scuola dei nominali­sti, e mostrò di sapere superare di gran lunga i gesuiti nelle subdole infinzioni e nell'architettura del sofisma. Da ciò derivò la predica quo­tidiana e prolissa sino al deliquio del preteso impiemontizzamento, di cui sarebbero: capomastro il ministro Cavour e manovali preci­pui tra noi i signori Lafarina e Cordova. Cavour, quindi, doveva essere la testa della Medusa, l'incubo fatale che turbasse i sonni del povero popolo siciliano, che già stava per cadere nelle fauci dell'antro­pofago Piemonte!! E i giornaletti da un baiocco, quelli che più sono accessibili al popolo minuto e alle classi artigiane, facevano a gara tra loro a chi meglio sapesse gettare l'esca al fuoco! Non parlo dei giornali di discussione, ma di quei giornaletti ibridi che, scritti fumando, si leggono fumando e vivono quanto vive il fumo; ma che, però, non tralasciano di produrre un effetto, buono o cattivo, nelle moltitudini, che se ne imbevono la mente e possono momentanea­mente essere indotte a consigli precipitosi.