Rassegna storica del Risorgimento

MACHERIONE GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <935>
immagine non disponibile

Giuseppe Macherione poeta del Risorgimento, ecc. 935
che non ha e non può conferire il potere esecutivo e deve, invece, pel bisogno, far soltanto eseguire le leggi preesistenti al momento in cui cessò la Dittatura. Ecco, dunque, l'impossibile concordia che si predica e va dimoile d'ottenersi, prima che il Governo si spogli d'ogni ingiusta passione e si sobbarchi all' aspirazione dei siciliani (Arlecchino del 25 e 26 dicembre).
Nel numero del 18 dicembre esso rincara la dose, e la sua incoe­renza è più. manifesta: si pone, si esagera, si ingigantisce un dualismo tra Garibaldi e Cavour, appunto perchè le moltitudini siciliane cono­scono, amano, adorano Garibaldi e poco sanno di Cavour; Cavour è Satana, Garibaldi è l'Angelo, Cavour l'Arimone, Garibaldi l'Ormuze, Cavour la bestia trionfante dell'Apocalisse, Garibaldi non so che cosa di più di angelo, un sopra-infallibile, una diecina di gradi al di sopra di Dio; poi, s'invita il lettore a eleggere i deputati al Parlamento: Se prevarrà Cavour, sarà un dubbio fatale l'unità italiana; se prevarrà Garibaldi, l'Italia sarà. Prevalga Cavour, e noi saremo infestati da una miriade di cavallette, avremo tutti i balzelli che gravano sul Piemonte, avremo la nostra marina soggetta a quella di Napoli, avremo la Corte Suprema, la Gran Corte dei Conti a Torino, avremo un bel viaggio da fare sino al palazzo del signor Cavour, per chiedere l'impiego dei portieri.
Prevalga Garibaldi, e allora le provinole italiane accomoderanno in famiglia i loro affari, per modo che ognuna, senza perdere la sua civile esistenza, possa concorrere al bene d'Italia che, per aver molte figlie, non lascerà di essere una.
a Adunque, il primo requisito del candidato dev'essere l'antago­nismo a Cavour {Arlecchino del 18 dicembre).
Ma, senti Arlecchino: ma se tu, tu stesso, cinque giorni addietro, e proprio il 13, affermavi che Cavour era rimasto padrone del campo e che doveva esserlo e s'intende che sia rimasto in campo, non soltanto coi suoi occhiali, colla sua redingote, e coi suoi camerieri, ma con la sua politica con quanta serietà e coscienza, ti permetti adesso di dire che quella sua politica è quel che di più detestabile si possa imma­ginare, e che il deputato debba correre al Parlamento col prefisso proposito di rovesciare Cavour? Arlecchino, tu mi parli arabo, e io non ti capisco.
Naturalmente quella stampa, con tutti i suoi errori, con le sue contraddizioni, le sue assurdità e le ice-, più o meno di partito, non mancava di insinuare veleno nelle vergini menti del popolo e di produrre funesti effetti.
io