Rassegna storica del Risorgimento
MACHERIONE GIUSEPPE
anno
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1937
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pagina
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936
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936
Giorgio Bardanzellu
Di giorno in giorno, per tutto il mese di dicembre, sempre più guasta la pubblica opinione appariva e sempre più confuse le idee di coloro cbe avevano deciso di rovesciare ad ogni costo il Governo; si facevano bucinare propositi di sangue, per atterrire i buoni timidi e inerti quasi sempre e presentare ai loro occhi, col sorgere di ogni nuova alba, lo spaventevole fantasma della guerra civile.
La sera, in teatro, si faceva qualche dimostrazione invocando l'inno di Garibaldi, nome usato ed abusato da gente indegna perfino di pronunziarlo ! Si disse che il Governo avesse sulle prime vietato che s'intonasse quell'inno; divieto, in verità poco prudente, e che venne immediatamente revocato. Anch'io, allora, ebbi a farne doglianza, non comprendendo come si potesse mai venire a quella puerile ordinanza. Un Governo ocur lato avrebbe dovuto, non solo permettere che quell'inno fosse intonato, ma renderlo anche obbligatorio in ogni rappresentazione teatrale..
Esortavo io allora principalmente coloro che assumono il difficile incarico di educare il popolo a mezzo della stampa quotidiana, a non incitare in mezzo a tante difficoltà interne ed esterne le masse popolari ad atti che avrebbero potuto imprimere sul nome siciliano una macchia ignominiosa, ad educarle invece alla concordia citta-dina, alla tolleranza, al sacrifizio, a persuaderle che non di tutti i mali si può chiamare responsabile il Governo, a sostenere questo con consigli ed avvertimenti e non ad impacciarlo e a paralizzarne l'azione con ogni sorta di stolte accuse e di villani insulti ! E non solo agii così avvalendomi della stampa, ma pregai anche personalmente parecchi redattori dei giornali che si stampano in Palermo, di riflettere meglio sulle fatali conseguenze che dai loro scritti potevano e dovevano nascere ! Riproduco alcuni brani di uno scritto che pubblicavo allora, perchè il lettore abbia una fedele immagine delle condizioni, in cui il Paese versava in quei giorni.
...La vita costituzionale oggi si può dire nuova per noi, non già perchè non vi si trovino i germi e gli elementi storici e tradizionali in quasi tutta Italia, e specialmente in Sicilia, ma perchè quasi tutte le Provincie italiane, e specialmente le siciliane, ne sono state talmente distratte dalla sofferta tirannide che essa sembra nuova per noi e diametralmente opposta a quel genere di vita politica, alla quale i caduti Governi ci avevano obbligato con la violenza.
Nel regime rappresentativo, per risentirsi efficace beneficio, è necessaria una discussione coscienziosa, illuminata e spoglia di passioni, perchè altrimenti la libertà diventa licenza, e il regno costituzionale nna vera anarchia.