Rassegna storica del Risorgimento
CATTARO ; SAL?
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1937
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pagina
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944
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Guido Busùeo
Ma il fatto giunse alle orecchie del comandante Tornicela:l) una mattina entrarono nel carcere alcuni soldati e si portarono via le catene che non trovarono assicurate ai piedi de' detenuti.
Al dopo pranzo i detenuti vennero chiamati ad uno ad uno avanti al comandante, il quale vestito delle insegne austriache, non solo fece rimettere le catene ai piedi a quelli che se l'eran tolte, ma le esaminò attentamente e con le proprie mani, le assicurò con replicati colpi al ferro che teneva col ceppo le gambe strettamente unite.
In alcune opere scritte dai detenuti stessi, fra cui la più. famosa sono Le Lettere Sirmiensi del veneziano Francesco Apostoli, ci sono state conservate le nefandezze di questa prigionia che durò dal luglio del 1800, fino al 19 febbraio del 1801, giorno in cui venne annunciata la sospirata liberazione: sarebbero stati restituiti a libertà e ritornati nelle patrie loro.
Napoleone scendendo per la valle di Aosta nella pianura padana aveva vinto il Melas il 14 giugno a Marengo. Il giorno dopo, nella Convenzione stipulata fra il generale Berthier e il Melas stesso si stabiliva fra l'altro all'art. XIII: Nessun individuo potrà essere maltrattato per servizi resi all'armata austriaca o per opinioni politiche. Il Generale in capo della armata austriaca farà rilasciare gli individui che fossero arrestati nella Repubblica Cisalpina per opinioni politiche e che si ritrovassero nelle fortezze sotto il suo comando .
Ma l'Austria non se ne diede per intesa e colla solita malafede e solo molti mesi dopo, per l'intervento diretto di Napoleone, stipulato che fa il trattato di Lunevule (9 febbraio 1801) concluso fra il cittadino Bonaparte coi pieni poteri e il conte Luigi di Coblenz, venne perentorio l'ordine della Francia: i deportati cisalpini devono essere restituiti entro quaranta giorni. E già fin dal giorno 3 il Governo Cisalpino aveva annunziato con solenne proclama che i deportati cisalpini di Cattaro e di Petervaradino erano dichiarati liberi.
Fra i rivieraschi arrestati e portati in Dalmazia furono: Giovanni Batt. Avanzini, toscolanese, medico e possidente che durante la prigionia si prodigò in opere di assistenza e di pietà; Faustino Bottura di Vobarno, prete eroico, excapitano delle truppe di montagna che sofferse durante la resa del Castello di Brescia atroci tormenti; *
!) Questo Tomiccia si può identificare col tenente Tomacbich del reggimento Croato Licaner, ricordata dal Manini, il quale ricorda come il T. trattava i deportati colla maggiore asprezza e si compiaceva di ribattere di sovente egli stesso il ceppo ai piedi dei disgraziati cisalpini.
2) Manini. op. cit. nell'Appendice bibliografica.