Rassegna storica del Risorgimento

GALLETTI GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <985>
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Un diano d'esilio di Giuseppe Galletti 985
Tra una tempesta e l'altra vedeva sbarcare quel Gualterio di Orvieto che fu capo di reazione per Pio IX , il Bellinato, già depu­tato all'Assemblea Veneta, il Brusa, il Mengaldo, il Muzzarelli, il Vecchi, Sebastiano Tanara, il marchese Gonzaga, tutti come lui costretti a cercar rifugio lungi dalla propria patria.
Quando l'amnistia toscana del novembre fece rimpatriare gli esuli di quella regione e lasciò Spezia quasi deserta, il Galletti, per consiglio del Muzzarelli, si decise ad abbandonar questa città per Genova (28 novembre), ove prese alloggio alla Corona di Ferro e si ebbe lietissime accoglienze dagli emigrati ivi stabiliti, il cui numero era immenso. In un notevole elenco di esuli a lui più stretti da antichi o nuovi vincoli inserito nel diario troviamo ricordati i due Meucci, Cannonieri, Pennacchi, Sturbinetti, Anau, Giani, Rusconi, BertiPichat, Ulloa, Orsini, Saliceti, Mezzacapo... Anche a Genova non trascurava una certa vita mondana e lo troviamo ospite gradito dei Di Negro e tra i più assidui di casa Rebizzo, le cui sale si aprivano al Mamiani, al Pareto, al Torrearsa e ad altri molti di parte moderata, ma non escludevano qualche rappresentante del liberalismo radicale, quale Alberto Mario. In mezzo a queste occupazioni mondane qualche emo­zione doveva procurargli il furto di cui fu vittima all'albergo la sera del 2 dicembre ad opera di un giovane orefice bellunese, certo Barto­lomeo Mazio, spacciatosi per lo svizzero Otto Vital.*)
Ma le relazioni amichevoli, la ripresa della sua antica passione musicale e le discussioni politiche non potevano bastargli eternamente. La considerazione delle sue non liete condizioni economiche rendeva indispensabile che il Galletti si cercasse un qualche impiego e che, intanto, la famiglia, rimasta finora a Bologna, lo raggiungesse nella terra d'esilio.
Per far questo, però, egli aveva bisogno di sistemare i tanti suoi sdrusciti affari che aveva in patria, avanzo fatale come scriveva a Carlo Matteueci delle sue lunghe traversie . Desideroso di non lasciar pendenze spiacevoli, voleva vendere quél poco che gli restava, pagare e a partire bensì con poco, e forse con niente, ma tranquillo e senza imbrogli . Poiché un suo viaggio a Bologna non era possibile, a mezzo settembre s'era appunto rivolto al Matteueci perchè gli otte­nesse almeno il permesso per un breve soggiorno a Pistoia o a Firenze. Una simile concessione non gli pareva difficile perchè anche altri l'aveva
1) Ved. l'Osservatore romano, a. I, a. 49, 26 dicembre 1849. Il Mazio fu prò* cessato il 16 settembre dell'anno successivo.