Rassegna storica del Risorgimento
GALLETTI GIUSEPPE
anno
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1937
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pagina
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986
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986
Alberto M, Ghìsalbcrti
ottenuta, tanto più. aggiungeva che i miei antecedenti debbono rassicurare il Governo che io non sarò molesto per qualsiasi maniera .
Ma a togliere ogni speranza a lui ed a sua moglie, che s'era pure raccomandata al professore pisano, giungeva immediata la risposta di questo: Nella situazione attuale della Toscana... la mia influenza è nulla e sul serio non potrei far cosa che non peggiorasse la vostra condizione a questo riguardo . L'unica cosa da tentare era quella di rivolgersi al Ministro degli esteri sardo. *)
Svanita anche questa illusione, il Galletti s'era dato a sviluppare l'idea sortagli fin dall'ottobre di fondare una colonia agricola di emigrati in Sardegna. Il29 dicembre in una riunione presso l'Intendente egli illustrava un primo abbozzo del suo progetto. Ma all'indomani l'ambizion-ceìla dell'ex ministro riceveva una nuova delusione perchè la Gazzetta di Genova pubblicava un articolo che attribuiva tutto il merito nella iniziativa all'Intendente, del quale riferiva il discorso, tacendo del tutto quello del Galletti, che nel suo diario annotava cruccioso: Come se io nulla avessi fatto! . E a trasformare la delusione in indignazione gli giunse la notizia che il Maestri lo aveva calunniato in casa della marchesa Doria, accusandolo di agire dietro istigazione del Governo. C'era di che giustificare l'abbandono dell'impresa! Di questa delusione si sfogava amaramente con la moglie:
Non mi ricordo se io ti abbia scritto che mi sono allontanato affatto dalla impresa della colonia, ossia di travagliare, e di sollecitare per la sua ìnsfcitusdone. Dopo tante fatiche, dopo aver raccolto un materiale di cognizioni che mi rendeva conoscitore d'ogni parte della Sardegna non solo nella parte fisica, ma nella morale, dopo che io aveva, come ho tutt'ora la convinzione che queirimpresa sarebbe stata grande in tutte le sua parti, e di un'importanza Italiana, ho dovuto persuadermi ancora che andava a raccoglierne compenso di amarezze e di ingratitudine. Sappi che ra l'emigrazione ravvi alcuno il quale osò dire che io faceva quel progetto per commissione del Governo Piemontese onde sollevarlo dalla paura e dal peso dell'Emigrazione, come se io mi fossi venduto ad esso. È vero che la voce fu di pochi miserabili, ma mi basta che siasi alzata, perchè io debba togliermi dal sollecitare l'impresa, mentre se io proseguissi non farei che dar corpo a questa miserabile calunnia .2)
Il 1849 era finito tristemente ed egli ricordandone le drammatiche vicende scriveva il primo giorno del '50 al prediletto figlio Onofrio:
Cominciai il '49 fra le più strazianti angosce, o te Io ricorderai : lo chiudo nell'esilio: faccia Iddio che l'anno il quale apro nell'esilio si chiuda mono sinistramente.
I) Ved. Memori* in appendice. Tra le corte Galletti sono e la minuta del Galletti al Ma t teucri e Ja risposta di questo al Galletti 3 Lettera dell'8 gennaio 1850.