Rassegna storica del Risorgimento

GALLETTI GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <989>
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Un diario d'esilio di Giuseppe Galletti 989
Alle premure degli amici egli rispondeva, infatti, che sarebbe tornata alle prime cure solo se avesse avuto un invito firmato da almeno cento nomi, I nomi furono raccolti e il 18 marzo il Galletti per mezzo dell'In­tendente spedi a re Vittorio Emanuele II la seguente istanza, che fu largamente riportata dai giornali. *)
Sina,
Alcuni emigrati italiani, che riparano in questa terra ospitale, considerando alla loro condizione, concepirono il disegno di formare una colonia nelT isola di Sardegna, confidenti che il governo Piemontese vi avrebbe consentito non solo, ma avrebbe gene­rosamente secondata un'impresa la quale, se aprirebbe loro un mezzo onorato di cam­pare una vita operosa e sicura, sarebbe stata però insieme pel Piemonte, e per quel-risola in ispecial modo, larghissima sorgente di svariate utilità. Il generale Giuseppe Galletti, che ebbe fra i primi cotesta idea, invitato da alcuni suoi compagni a svilup­parla, estese il piano della colonia, e remigrazione che ospitava in Spezia approvava fin dall'ottobre dell'anno scorso questo non breve lavoro. Ma il piccolo numero di emi­grati colà raccolto non bastando ad iniziare la creazione di questo vasto disegno, recossi egli in Genova, ove pure trovò non pochi fra l'emigrazione che ne sentirono l'impor­tanza e vi aderirono.
Fattane parola col sig. intendente generale di questa città, egli, penetrato in un subito della grandezza ed utilità sua, l'accoglieva cortesemente e col più grande favore, e prometteva aiuto ed appoggio. Laonde, convocatosi presso di lui numerosa adunanza di emigrati nel 29 dicembre, si aderiva anche in questa alla fondazione di tale colonia, e veniva deliberato, che, senza por tempo di mezzo, se ne porgesse istanza al governo piemontese, come può vedersi dalla Gazzetta Ufficiale di Genova nell'ultimo numero dell'anno scorso.
Alcune circostanze, che ora sarebbe soverchio il narrare, sospesero la presentazione di questa istanza; ma ora, nel presentarla, non fu soverchio l'accennare donde essa muova, affinchè questa non si confonda cogli altri progetti di una colonia, dei quali si è assai largamente parlato, ed affinchè V. M. si piaccia di dare a questa dimanda l'intero suo esame, siccome a cosa dalle altre affatto distìnta. Imperocché questa istanza che vi viene innanzi senza l'inutile pompa di calcolo e di prospetti ha quell'appoggio e quella sostanza che ninn'altra potè avere finora: essa cioè non è il progetto di qualche studioso, non è lo sterile pensiero d'un solo, ma è il disegno già maturo di un buon numero di emigrati, disegno già fermo; ed alla sua esecuzione si porrebbe mano appena che il governo accordi ciò che alla fondazione di questa colonia da lui dipende, ed a Itti
i) Ved. La Concordia, del 12 aprile 1850; lo Statuto, del 18 aprile. Il Corriere Mer-cantile del 16 aprile faceva precedere l'indirizzo per la colonia da un cappello: Richiesti di buon grado riproduciamo dalla Concordia la seguente lettera del geu. Galletti. Si tratta d'un soggetto importantissimo, e sul quale abbiamo forse tra i pruni attirata l'attenzione pubblica e del Governo. Non è però da tralasciare un'avvertenza. Quando parlammo, è qualche tempo, della colonia d'emigrati in Sardegna, eravamo certi che fra i due elementi della celoma medesima (capitale e braccia) il secondo non manche­rebbe. Non sappiamo se Io stato presente dell'emigrazione italiana in Piemonte fornisca in sufficiente numero le braccia poi lavoro agricolo. Forse l'egr. Galletti conta sulla spontanea emigrazione da. vario regioni d'Italia. Ad ogni modo l'impresa delle strado in Sardegna dev'essere la prima base di ogni, consimile progetto .