Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI COMUNALI ; COSENZA
anno
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1937
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pagina
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1016
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1016 Varietà appunti e notizie
dire determinati dalla sua precisa volontà. E così dopo varie non liete peripezie, mulilazioni e aggiunte la Cispadana nel luglio del '97 insieme con la Romagna si fuse con la Cisalpina, e Bologna, perduto il lustro di capitale di un nuovo stato, divenne la centrale del Dipartimento del Reno, per qualche tempo ridotto nel suo territorio per la creazione dei Dipartimenti, più tardi soppressi, dell'Alta Padusa (Cento), delle Terme (Vergato) e del Santerno (Imola).
Alberi della libertà, abbattimento di stemmi, mutamento di fogge e costumi, feste popolari di riconoscenza, riesumazione e glorificazione delle ceneri di Luigi Zamboni, esaltazione dello spirito democratico, diedero un certo fervore alla vita cittadina di questo periodo, cui conferirono insolito decoro le coorti della Legione Cispadana, il Battaglione della Speranza, la Guardia Nazionale: ma d'altro canto una incresciosa contropartita ammaestrava i Giacobini e i Patrioti che mai la vera libertà può esser dono degli stranieri.
E noto come alle vittorie austrorusse del 1799 la Cisalpina crollasse e specie nelle provinole cispadane l'insorgenza diretta e aumentata dagli Austriaci trascinasse l'incontenibile ondata dei malcontenti, degli irritati, degli offesi.
E poiché Bologna continuò per qualche tempo come un rudere della Cisalpina ad essere presidiata da truppe francesi, anche quando il governo di Milano era in piena dissoluzione, non è chi non veda l'importanza della nostra città nel tumulto della rovina come già nel lievito della formazione delle effimere repubbliche, le quali, nel breve volgere di tre anni operarono sì profondi mutamenti e sconvolsero il terreno politico italiano stratificato su macerie di secoli, seminando germi fecondi e risvegliando energie lungamente sopite.
Nella seconda metà del '99 e nella prima dell'800 imperversò la reazione antigiacobina sotto la protezione dell'Austria: riapparvero gli antichi costumi, infuriò la satira polìtica con atroci allusioni e la Musa popolare, già osannante, sfogò le sue ire sui vinti, mentre le deportazioni e le persecuzioni dei patrioti inacerbirono gli animi dei buoni e li resero più propensi al regime regolare e ordinato della seconda Cisalpina.
Che dire poi degli uomini che Bologna e la Cispadana diedero ai nuovi tempi e ai nuovi istituti? Bastino i nomi di Caprara, di Aldini, di Marescalchi, di Ricini, di Magnani, di Pistorini, di Costabili, di Paradisi, di Luosi, di Veneri, per rievocare una generazione singolarmente operosa, di ampie vedute la quale, strappata dalla violenza delle cose e dal genio fascinatore di Bonaparte alla vita tranquilla delle vecchie consorterie, al torpore delle accademie e al ritmo consueto delle varie occupazioni, entrò franca e intraprendente nel largo giro della politica napoleonica, apportandovi entusiasmo e prudenza e un senso vivo di amor patrio e di ridesta italianità. Se il popolo era ancora lento e svagato, facile preda alle mene dei demagoghi d'ogni colore, la pianta uomo fioriva fra noi e dava frutto di maturi ingegni e di feconde culture.
Queste e molte altre cose memorabili di quei tempi fortunosi appariranno evidenti dal materiale storico esposto nella mostra ordinata dal R. Istituto per la Storia del Risorgimento .
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UNA PAGINADELL'ARCHIVIO MUNICIPALE DELLA CITTÀDI COSENZA. - Sotto questo titolo è apparsa nella Cronaca di Calabria del 18 aprile la seguente nota del Segretario del Comitato Cosentino del nostro Istituto.
Una rappresentanza della Consulta del Comitato Cosentino del R. Istituto di Storia del Risorgimento Italiano, formata dal Presido prof. Scornajenghi, dal dott. Mmicacei e dal sottoscritto, gentilmente invitata ed accolta, fu in casa del cav. Angiolino Ferrari Segretario nella R. Procura, per raccogliere documenti ed altro da destinarsi alla Mostra che sarà inaugurata 1121 dell'andante mese.