Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI COMUNALI ; COSENZA
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1937
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Vita dell1 Istituto
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Il conferenziere descrisse l'ambiente nel quale il duca viveva a Vienna, parlando dei suoi istitutori, il pruno dei quali era molto superbo del suo allievo che tormentava con un'ansietà esagerata, volendo vederlo in una posizione di importanza mondiale e purtroppo avendo paura della sua ambizione. Gli altri erano più adatti per divenire educatori in una casa borghese.
Dopo un accenno allo sviluppo intellettuale del figlio di Napoleone e della sua predilezione per gli studi militari nei quali si sentiva collegato col padre, il professor Janosi intrattenne l'uditorio su Maria Luisa, sull'imperatore Francesco, sulla corte di Vienna, e sull'ambiente in cui il giovane duca viveva. Di speciale influenza sui suoi destini era l'atteggiamento del principe di Me t terni eh, la cui opera mirava al mantenimento delle condizioni sociali e politiche d'Europa. Ma se il Cancelliere pronosticò male della Francia e specialmente della monarchia del juste milieu, ancora meno voleva a Parigi un napoleonide, anche questi senza autorità personale, anche questi dipendente dalla volontà del popolo e specialmente dalle correnti rivoluzionarie. H duca di Reichstadt, esaltato anche dai rivoluzionari italiani e polacchi, era per il Cancelliere la personificazione del principio rivoluzionario. Metternich che voleva introdurre nella politica una sicurezza matematica, aveva orrore delle correnti incalcolabili, quasi opache che circondavano il napoleonide.
Però la società austriaca giudicava il figlio di Napoleone in modo differente dal Cancelliere. L'opposizione aristocratica contro Metternich vedeva la migliore garanzia per la causa conservatrice in un regno del figlio di chi aveva saputo domare la rivoluzione.
Il prof. Janosi disse pure delle due amicizie del duca, la prima col conte Maurizio Esterhazy, tutta accordata su un tono di gioconda famigliarità, la seconda con il giovane ufficiale austriaco Antonio von Prokesch nei cui colloqui si palesò il fuoco sacro. J> che ardeva nel cuore del giovane principe. I due amici erano decisi a fare della grande politica, anche in contrasto diretto alla volontà del Cancelliere.
Tre anni dopo la morte del duca si trovano queste parole in un diario del Prokesch: se il giovane Napoleone fu stimato dappertutto con un trasporto tonto notevole, c'era nel popolo l'istinto, che là reintegrazione dell'ordine poteva e doveva avvenire con Ini.
Molti però, senza idea politica precisa, pensarono come l'amico: La Provvidenza non voleva che il duca divenisse quello che era in sé, anche nel mondo esteriore. Fu Alessandro morente nella prima gioventù entro le mura di Pella .
Al termine della conferenza il prof. Janosi è stato vivamente applaudito e Complimentato.
H 28 maggio l'aw. Gino Bandini ha parlato del Roma o Morte, giornale clandestino del Gomitato romano d'azione (1863-1865) . Dopo una rapida rassegna delle scarse e inesatte notizie che si avevano finora sul Comitato e sul suo giornale, ha dato Conto della nuova fonte dalla quale attingeva le nuove maggiori informazioni e cioè di un voluminosissimo manoscritto lasciato da uno dei capi del Comitato che fu mandato ;i riorganizzarlo in Roma subito dopo Aspromonte, e nelle cospirazioni fu noto principalmente col nome di Bruto, col quale è designato in varie lettere del Mazzini al Giannelli e al Cansacchi. Era Filippo Spatafora (1830-1913), volontario con Garibaldi nel 1859 e nel 1866, arrestato a Roma nel ghigno del 1867, vissuto oscuramente a Roma dopo il 1870 come modesto impiegato capitolino.
Il Bandmi non ha taciuto dei dubbi e sospetti dei quali si fece eco il Giannelli mentre Mazzini proclamava la sua piena fiducia nello Spatafora, ma ha posto in rilievo la singolare importanza della fonte della quale ai serviva soprattutto per la imponente documentazione conservata dallo Spatafora che l'ha poi inserita nel suo scritto decifrandola e spiegandola. Sono circa 400 documenti fra i quali 15 lettere di Maz-mf, di cui 6 in originale, 67 di Giuseppe Dolfi, 53 scritte dal carcere dal Petroni