Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; EUROPA
anno <1937>   pagina <1052>
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1052 Franco Valsecchi
Poiché si designa come oggetto del Congresso la situazione anor­male dell'Italia, ci richiamiamo all'opinione da noi con tanta frequenza sostenuta presso i Gabinetti europei, che le difficoltà e l'eccitazione che si manifestano nella penisola hanno la loro origine nella inosser­vanza dei doveri' imposti dal diritto internazionale, da parte della Sardegna, e dai sistemi seguiti da essa nei suoi rapporti con gli altri Stati italiani.
Ne viene di conseguenza che la prima condizione perchè il Congresso si possa radunare dev'essere la rinuncia della Sardegna ad ogni mezzo rivoluzionario. L'Austria non parte­ciperà al Congresso, se prima l'Europa non avrà ottenuto da Torino il disarmo, lo scioglimento dei corpi volontari, l'adempimento dei trattati per la consegna dei disertori.
Quanto agli argomenti del Congresso, dovranno anch'essi mantenersi nei limiti della legalità: non deve esservi questione di un "rimaneggiamento territoriale dell'assetto del 1815, ma solo dei punti controversi già trattati con Cowley: sgombero dello Stato della Chiesa dalle truppe straniere che lo occupano, ed eventuali riforme; revisione delle convenzioni austriache coi Ducati italiani.
Quanto alla composizione del Congresso, l'Austria, fedele al suo programma legalitario , chiede l'osservanza delle regole stabilite nel protocollo di Acruisgrana del 15 novem­bre 1818: con esso le cinque grandi potenze si erano impegnate a tenere riunioni internazionali solo dietro invito e con la partecipazione degli Stati interessati. Ora, dovendosi discu­tere delle riforme nello Stato della Chiesa, e delle convenzioni coi Ducati, Roma, Parma e Modena hanno il pieno diritto di partecipare alle deliberazioni. È vero che il Congresso non è dovuto ad un loro invito: ma è anche vero che non si può decidere di questioni che li riguardano senza la loro presenza.1*
i) Buoi riassume il punto di vista austrìaco io un dispaccio a Hilbner dei 29 marzo (HOBNEH cit., II, pag. 217); in modo analogo si esprime con l'inviato prus­siano a Vienna (Politile Preussons, n. 218, Werther al Principe Reggente di Prussia,