Rassegna storica del Risorgimento
RICASOLI BETTINO
anno
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1937
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pagina
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Pietro Gisjnoiidi
di applicale, nella realtà quotidiana, i principi della tradizione evangelica, Bettino Ricasoli senti prepotente il bisogno di reagire. Siccome però non era un rivoluzionario, desiderava raggiungere i suoi obiettivi con calda ed austera fermezza, attraverso le vie normali e contemporaneamente con l'aiuto, quasi fosse stato possibile, del Pontefice cattolico e del Principe Asburgico, i quali dovevano, secondo lui, convincersi di questo ideale di giustizia e di libertà e rinunciare spontaneamente ad attributi e a privilegi che non erano più. consoni ai tempi presenti.
Non disdegna quindi, in perfetta buona fede, lungi da qualsiasi astuzia politica, di rivolgersi al Principe per ottenere le sospirate riforme, come non mancherà di rivolgersi al Sommo Pontefice per chiedergli la motivata rinuncia al potere temporale. Pertanto l'il marzo 1847, d'accordo con Lanibruschini e Salvagnoli, egli compiva dignitosamente il primo passo politico ufficioso presso il GranDucale Governo, presentandosi a Francesco Cempini, Ministro di Toscana, per intrattenerlo su alcune questioni di pubblico interesse, che l'animo suo non poteva più tenere soffocate in petto.
Il malcontento è universale ed invade ogni ceto sociale, e non risparmia le città grandi, né le terre, né i castelli, occorre che il Granduca ed il suo Governo divenuti impopolari riacquistino con illuminate e progressive riforme la fiducia del popolo di Toscana.
Queste parole gravi rivolgeva, il 5 marzo 1847, il Ricasoli al Ministro sunnominato ed accompagnava le dichiarazioni con una Memoria scritta, della quale esamineremo particolarmente i punti riguardanti la questione religiosa.1}
La demoralizzazione sopraggiunta nella massa del popolo dipende principalmente, secondo il Barone, dalla condizione del Clero, eccessivo per numero, ed in conseguenza né dotto né veramente morigerato. Il Clero regolare non ha studi né occupazioni utili. I Frati non istruiscono
1) Lettere e documenti voi. I, 5 marzo 1847, doc. III.