Rassegna storica del Risorgimento

RICASOLI BETTINO
anno <1937>   pagina <1084>
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Pietro Gismondi
sola religione dello Stato e che gli altri colti esistenti sono tol­lerati, mentre Ferdinando II aveva inserito nella costituzione del Regno delle due Sicilie un articolo pienamente confessio­nista, perchè diceva: l'unica religione dello Stato sarà sem­pre la cristiana, cattolica, apostolica romana, senza che possa esser mai permesso l'esercizio di alcuna altra religione . L'inciso che aveva pubblicato La Patria mirava ad eliminare dal testo della Costituzione Toscana quell'articolo dello Statuto Albertino, che non appariva consono ai principi di libertà e che poteva, secondo loro, costituire un pericolo di religione di Stato.
Che cosa significano queste parole? si domandava LambruscMni sullo stesso giornale. l) Dicono esse un fatto statistico, ma lo Statuto non è un registro di fatti e molto meno di fatti mutabili. Che se poi si vuole riconoscere solennemente la verità e la santità della nostra reli­gione, io dirò con franchezza, e per impulso della mia stessa fede, che questa ricognizione, oltre a non essere nel suo luogo in uno Statuto costi­tutivo dello Stato, offende la religione invece di onorarla, perchè le toglie il suo primo pregio, togliendo in qualche modo ai fedeli la libertà, e perciò la certezza della sincerità. La religione non vuole né impedi­menti né favori dall'uomo. Essa aspetta tutto da Dio, perchè vive di Dio e con Dio .
Ricasoli, firmando il giorno seguente l'articolo succitato, non fece che dare il suo assenso e la sua adesione a questi concetti che l'amico aveva formulato con tanta chiarezza e convinzione.
La polemica si protrasse ancora a causa di una risposta dell'arcivescovo di Firenze e di mons. Bronzuoli, ai quali replicò il LamBruschini riaffermando il suo principio e denunciando quello che, secondo lui, era per la religione il maggior pericolo, di perdere la universalità per divenire strumento di un deter­minato Governo. Si incominciava già a delineare l'intransi­genza della loro dottrina nei rapporti fra lo Stato e la Chiesa, non si accettavano ne compromessi ne formule politiche, si
i) Giornale La Patria, 12 febbraio 1848, p. 2.