Rassegna storica del Risorgimento

RICASOLI BETTINO
anno <1937>   pagina <1096>
immagine non disponibile

1096
Pietro Gismondi
Una lettera del Ricasoli, che più aderentemente delle altre rispecchia lo etato d'animo del Governo, anche perchè scritta proprio alla vigilia delle preliminari riforme legislative in mate­ria ecclesiastica, è quella inviata all'arcivescovo di Pisa ai primi del gennaio 1860.
La venerata lettera del 29 del perduto dicembre muove grandi lamenti asserendo che nuovi disordini e nuovi scandali si verificano in Toscana contro la religione cattolica, e conchiude col dire che se il potere civile mancasse alla tutela di quella fede FÉ. V. si vedrebbe costretto di farsi avanti con apostòlica fermezza ad illuminare le popolazioni di questa mia diocesi, esaurendo a tale effetto tutti quei mezzi che mi somministra il sacro ministero di cui per divina missione sono rivestito. Se l'altissimo grado che l'È. V. occupa come Cardinale e Primate pisano, se alcuni recenti fatti della E. V., se altri fatti non men gravi di altri prelati, se le più gravi condizioni in cui si trova F Italia e F Europa, non facessero al Governo Toscano un sacro obbligo di tutelare insieme con la fede cattolica, la sovranità dello Stato, la causa della morale della nazione, della civiltà, l'ordine pubblico e la sicurezza istessa di chi (voglio ere-dere incautamente) provoca i propri pericoli, provocando gli altrui; io lascerei che il fatto stesso di tutta la Toscana e la coscienza di ogni cittadino imparziale rispondessero ai lamenti ed ai proponimenti del-FE. V. Ma le ragioni sopraallegate obbligano il Governo Toscano a par­lare altamente con la sicurezza nel buon diritto, conia fiducia sull'appro­vazione pubblica. V. E. sedeva sulla cattedra di Pisa, quando la Casa di Lorena abbandonava per la terza volta lo Stato come un pilota che abbandona una nave all'avvicinarsi della tempesta. H Paese provvide a sé stesso creando il suo legittimo potere supremo e sostenendolo con senno e con perseveranza, che nulla può sommuovere. Il Governo si diresse subito con rispetto e fiducia all'Episcopato Toscano, perchè con la sua parola autorevole reggesse sulla vera strada i suoi sottoposti. L'Episcopato si tacque. H Governo ed il Paese gareggiarono nel mostrare l'osservanza loro alla Chiesa nel tempo stesso che la legge politica restaurava il diritto ecclesiastico dello Stato e la libertà di coscienza garantita dalla legge. Il Governo ed il Paese gareggiarono nel sopire ogni dissidio, nel mantenere l'ordine, nel migliorare i costumi. Il Governo vegliò assiduo a tutela di
l) Sia la lettera di protesta dell'arcivescovo che tinello di risposta del Ricasoli qui riportata trovami nelle carte Bianchi-Ricasoli (busta K, ins. H, doc. 1-2), Archivio di Stato* Firenze.