Rassegna storica del Risorgimento
RICASOLI BETTINO
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1937
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Pietro Gismondi
le è dovuta, perchè il suo eaercizio spirituale adempia ai fini del regno celeste e non serva alle miserie della terra. Esso vuole inoltre che il Sommo Pontefice ed il sacerdozio abbiano ogni modo legittimo per dar l'esempio del come ai concini la religione con la libertà e i benefizi della civiltà con la santità del cristianesimo. ')
In sostanza poiché per un principio fondamentale di diritto, quando una legge è abrogata entra automaticamente in vigore la legge precedente, cosi in Toscana riprendeva, col decreto 27 gennaio 1860, la sua efficacia il diritto pubblico ecclesiastico anteriore e precisamente quello emanato da Leopoldo I con quelle tendenze e quelle particolarità, di cui noi abbiamo già fatto parola.
H 31 gennaio 1860 il Governo, per dimostrare che gli ordini sovrani concernenti ogni pubblicazione vescovile (exequatur) erano tornati in pieno vigore, decretava che fossero stampati nel Buttettino dei decreti le circolari dell'8 aprile 1788 e del 23 gennaio 1818, in materia di scritture epubblicazioni vescovili.
Successivamente poiché, durante il periodo quaresimale di quell'anno, evidentemente per spirito di rappresaglia, gli Ordinari non avevano pubblicato le consuete lettere pastorali, si senti il bisogno di chiarire ufficialmente che se simili pubblicazioni erano mancate, ciò non era dipeso da divieto governativo, poiché tutte le pastorali, inviate per ottenere il Regio assenso, erano state approvate per tutto ciò che riguardava la religione.2)
Il 23 febbraio 1860 un decreto proibiva la vendita e la diffusione dei giornali La civiltà cattolica, L'Armonia della Religione colla Civiltà, Il Cattolico, Il Piemonte, Il Campanile,
che turbano le coscienze, confondendo le verità eterne della religipne con i transitori interessi mondani, oltraggiando la fede e la civiltà, non risparmiando con le loro macchinazioni e le loro contumelie né i popoli, né i Governi.
i) Leggi e Bandi del Governo di Toscana, voi. H, doc. LXIV. 2) Atti del Governo della Toscana, voi. V, p. 269.