Rassegna storica del Risorgimento
RICASOLI BETTINO
anno
<
1937
>
pagina
<
1104
>
1104
Pietro Gismondi
Dignitosamente chiudeva la lunga lettera aprendo un adito a quella concordia <c che nasce dalla fiducia che non si comanda ma s*ispira coi detti ed ancor più coi fatti.
9. La lettera, che si presenta veramente chiara e concettualmente completa, deve, a nostro parere, dividersi in due parti. Nella prima è il teorico che parla, è il vero Ricasoli, il quale riconosce l'indipendenza della Chiesa, poiché essa ha un fine eminente da raggiungere, che non può essere da alcuno disconosciuto. Conseguenza di questo riconoscimento è che la Chiesa deve circoscrivere la sua attività al solo campo spirituale, e come l'autorità laica non deve entrare nel santuario, né discutere i dogmi e i riti, cosi l'autorità ecclesiastica, per non venire meno alla sua spirituale missione, non deve ingerirsi nella sfera di competenza statuale e deve, per tutto ciò che riguarda il materiale e pubblico interesse, sottostare alla sovranità dello Stato.
E la teorica del separatismo, di quel separatismo assoluto, che è esistito solo nella sfera delle idee e non mai nel campo della realtà.
Nella seconda parte della lettera è la. necessità politica che influenza lo scrivente e così egli è costretto a difendere i diritti propri dell'antico giurisdizionalismo privilegiato, Vexequatur, il ricorso ab abusu e tutte le regie prerogative, che dovevano essere così contrarie alla sua concezione politica di libertà.
Ma bisogna tenere pur conto della responsabilità del momento, di quelle determinate condizioni, che noi abbiamo già ampiamente illustrate, e che egli ebbe occasione di accennare al Cavour il 18 maggio dello stesso anno:
io per antiche convinzioni voglio pienissima questa libertà di culto e di coscienza, che nell'anno passato fui sollecito a porla subito in effetto;
i) Lettere e documenti, voi. IV, 16 marzo 1860, doo. CCXXXII.