Rassegna storica del Risorgimento

RICASOLI BETTINO
anno <1937>   pagina <1107>
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Dottrina e politica ecclesiastica di Bettino Rtcasoli 1107
ma attuazione di un'idea già chiara e precisa nella sua mente, la Chiesa lihera, che, se non aveva cercato di attuare durante il reggimento provvisorio di Toscana, fu appunto per una legittima ed imperiosa prudenza politica. X) Ma egli stesso mentre agiva, spinto da questa necessità, come un convinto fautore del giurisdizionalismo, intimamente si augurava che fosse fatta non solo l'Italia ma un altro grande evento nel mondo dello spirito: la riforma della Chiesa secondo i prin­cipi di libertà.
CAPITOLO III LA QUESTIONE ROMANA
10. La questione religiosa si trasformò nel 1860 in que­stione puramente politica, poiché non si trattava più di trovare solo una soluzione del problema dei rapporti generici fra confessione cattolica e Stato, ma occorreva pensare a rendere piena e completa l'autonomia e quindi l'esistenza del nuovo regno, con Roma capitale. Del resto gli uomini del partito liberale, e primo fra tutti il Cavour, non intendevano di rag­giungere con la forza, anche se ciò fosse stato possibile, il loro nobile intento; essi volevano servirsi dei mezzi morali e pensarono che il mezzo migliore sarebbe stato di offrire alla Chiesa, per garantirle nel modo più assoluto la missione spiri­tuale e universale, un regime di libertà reciproca e di separa­tismo di conseguenza fra autorità ecclesiastica e autorità civile. Quando il Conte di Cavour, dopo avere esclamato che il seco­lare connubio della podestà civile e della podestà religiosa
l) A denotare l'eccezionalità del momento storico 1859-60, riportiamo le belle parole che il Barone, 16 anni più tardi, scriveva, ricordando, all'amico Borgatti: e Non c'è eccesso che non avrei commesso nel '59'60, quando fossi stato posto alla disperazione di perdere l'unita d'Italia; avrei ucciso mia figlia che era il mio grande affetto in terra, se ella avesse potuto essere un impedimento a conseguire il grande scopo, cui tanti italiani miravano . (A Borgatti il 23 marzo 1876. Lettere e documenti, n. 1132).
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