Rassegna storica del Risorgimento
RICASOLI BETTINO
anno
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1937
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pagina
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Pietro Gismondi
quello del Cavour e quello del Ricasoli, non esservi fondamentali differenze, che anzi mentre in quello del Cavour (art. 5) si accenna ad una riforma circa la nomina dei vescovi, in quello Ricasoli manca in proposito qualsiasi diretto riferimento. Ma non bisogna dimenticare che il progetto Ricasoli èra accompagnato dalla celebre lettera diretta al Pontefice, nella quale il proponente voleva convincere Pio IX a rinunciare al potere temporale, a trasformare nello stesso interesse della Chiesa l'ordinamento elettivo, a far sì che Ella riacquistasse intero quel potere spirituale che la doveva far divenire la moderatrice dei popoli nell'ordine morale.
Se ad ogni passo della società procedente ella (la Chiesa) non fosse atta a creare nuove forme, sulle quali far consistere i termini successivi dell'azione sociale, la Chiesa non sarebbe un principio eterno ma un fatto caduco. Dio è immutabile nella sua essenza, eppure infinita è la sua fecondità a crear nuove forme. Se dunque la Chiesa imitando Dio, suo archetipo il quale, benché onnipotente ed infallibile, pure modera con sapienza infinita l'esercizio della sua potenza in guisa che non soffra seguito la libertà umana, seppe finora contemperarsi conservando intemerata la purità del dogma, alle necessità derivate dalle varie trasformazioni sociali, coloro che la vorrebbero immobile ed isolata dalla società civile, inimicandola allo spirito dei tempi nuovi, non le fanno più ingiuria e più danno di noi, che le domandiamo che ella conservi l'alto suo magistero spirituale e sia la moderatrice nell'ordine morale di quella libertà per cui tutti i popoli, ormai giunti alla maturità della ragione, hanno diritto di non ubbidire né a leggi, né a governi, se non consentiti da loro nei modi legittimi.
Questo che è il testo della lettera che il Ricasoli, Presidente del Consiglio, inviò, per tramite dell'Imperatore dei Francesi, al Pontefice e che fece accompagnare dal progetto di Capitolato, fu quella che più di ogni altro sollevò contro di lui le antipatie della Curia Romana. Si indugia, infatti, nel seguito della lettera stessa a dimostrare al Pontefice che gli Italiani rivendicando i loro diritti di Nazione, non hanno contravvenuto ad alcun principio religioso civile, e gli ricorda