Rassegna storica del Risorgimento
FABRIZI PAOLO ; SICILIA
anno
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1937
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pagina
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1124
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1124 . Leonardo Mordini
Rivoluzione, la Siciliu dovea trovarsi di fronte ad un Governo che disponeva di un popolo quasi triplo di contingente, e fornito di numerose armate regolari, potente per organizzazione, per copia di materiali da guerra e per sicure alleanze. In tale stato un paese può battersi con valore, può lasciarsi distruggere per non cedere spontaneo alla forza, può render cara la vittoria al nemico; ma ae il suo isolamento lo condanna ad una guerra puramente difensiva, esso finirà sempre collo spossarsi e soccombere. Quindi si rende necessario sempre l'appoggio altrui, e tale che abbia nel suo carattere politico la guarentigia dello scopo che si propone il paese che fu costretto ad invocarlo..
E se un'Isola mal conoscendo la propria nazionalità he sapendo calcolare questi caratteri nel soccorso della nazione cui appartenga non ravviserà nemmeno gli opposti che si nascondono nell'ajuto dei Governi stranieri che sarà costretta ad invocare, imparerà da una tarda praova quanto esso riesca fatale alla nazionalità dei paesi déboli che fu chiamato a proteggere.
Cosi le isole Ionie, avendo tentato conquistare la propria libertà, quando il continente greco non poteva unirsi ad esse, furono successivamente conquista e possedimento di quante nazioni straniere si presentarono a modo di voler proteggerle ne' loro moti nazionali e divennero pressoché colonia inglese.
Di egnal modo l'isola di Malta non avendo uno Stato cui riportare la propria Nazionalità, e che seco lei preparasse una guerra continentale, diventò di fatto colonia inglese come prezzo dell'aiuto che ottenne da quella potenza per liberarsi dal dominio francese.
A buona ragione la Corsica non volendo essere dipendenza genovese, quantunque italiana le fu necessario simularsi francese, perchè nella sua rivoluzione per l'indipendenza da Genova si trovò alla necessità di ricorrere per l'aiuto alla Francia.
Quindi la Sicilia non volendo essere Napoletana, ove non avesse saputo o non avesse potuto farsi Italiana, sarebbe più. o meno diventata Inglese o francese a seconda che l'una o l'altra di queste Nazioni, le uniche che potessero proteggerla, si fosse trovata in istato di somministrarle l'ajuto essenziale al suo scopo: e cosi avrebbe mutato una dipendenza non giusta in una più ingiusta, nell'atto stesso che spargeva sangue per l'incontrastabile diritto della sua libertà.
Ma la Sicilia, dove durante la rivoluzione del 1848 lo spirito pubblico si mostrava ben lontano da un tale pericolo, anzi arrivato all'asserto della propria missione di libertà, in quei fuggevoli ma chiari momenti del suo regno, spiegava il vessillo tricolore Italico, non mai più visto fin'allora in quell'isola, e con singolare entusiasmo l'intero popolo proclamava : Viva l'Italia, pace non solo ma unirsi nell'azione con quanti popoli italiani combatteranno per il principio nazionale che tanto è violato dallo straniero, che pretende il dominio d'una terra non sua, quanto da una provincia della stessa Nazione che intende imporlo ad un'altra, guerra ai nemici di questo nazionale principio, stranieri o italiani che siano .
Era questo grido generale dei Siciliani ; e fra i combattimenti stessi della rivoluzione in ogni parte dell'isola, e nelle tregue che al combattere si alternavano i Siciliani stendevano l'abbraccio ai vinti, e in nome della fraternità italiana scongiuravano i soldati napoletani di non volerli obbligare a compiere con nuovo sangue una già sicura vittoria. E quando le loro file offerivano invece ad essi per combattere uniti un comune nemico, il Borbone, dimostrarono una volta per sempre che se le esterne apparenze dei fatti successivi dovevano calunniare di provincialismo quell'Isola generosa, e più tardi ancora, impulsioni inferiori alle ispirazioni generali potevano occasionarne