Rassegna storica del Risorgimento

FABRIZI PAOLO ; SICILIA
anno <1937>   pagina <1126>
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Leonardo Mordini
che al vero, e lento in ciò die ha del perìcolo; provvisto pia dell'altro di mezzi perchè confluente di chi possedendo ha vasti interessi personali da armonizzare e preservare nelle vicende del pubblico interesse; partecipante al prestigio acquistato alla causa della liberta dai sacrifizi gloriosi a cui egli non di rado avea partecipato; infine assistito da questi, e tanti altri vantaggi, aveva tale dominio in Italia, che non poteva operarsi tentativo alcuno dagli nomini d'azione, senza che ne giungesse indizio più o meno completo a onesto partito temporeggiatore; e forza era venire a componimento con lui o trovarsi dal sospetto e dalla sua contropera costretti a desistere.
Così gli nomini del partito d'azione sempre in minorità perchè le rivoluzioni vio­lente sono sempre il prodotto di minorità, avevano subito il carattere d'intrusi in una cospirazione in apparenza comune con gli altri, ed a buon diritto poteva dirsi contro cospirassero, come anelli potevano riguardarsi (in tutto quanto tentavano per salvare la causa della libertà) cospiranti nella cospirazione medesima. Per tal modo toccò loro nel 1848 che una rivoluzione troppo facilitata da estrinseche cause, o troppo breve per poter disorganizzare, completamente il passato, fece che i vizi della cospirazione non fossero giudicati da prova certa ne* primi momenti e si dovessero accettare nelle prime composizioni governative rinviando il fine di questa equivoca posizione al tri­bunale pure che i fatti stessi preparavano nelle imminenti gravi vicende della difficile politica militare italiana.
Il condursi altrimenti sarebbe stato suscitarsi di subita lotta diretta con un par­tito che avea organizzate le condizioni della lotta stessa, parandosi questo già da molt'anni col carattere di temperanza e di consiglio, ed infliggendo all'altro l'imputa­zione di violenza; e inopportunissimo sembrò agli nomini di azione esporsi a dover combattere sotto l'influenza della sinistra posizione fatta dalle circostanze una nuova lotta, che dal lato morale era per questo partito e per la causa della libertà più perico­losa di quella compiuta contro il dispotismo medesimo. Il partito paziente preparava con l'artifizio tempi migliori, e li sperava chiari e rapidissimi.
IV. GOVERNO SICILIANO
Dietro un tale stato di cose le prime commissioni governative dovettero pre­sentare il giro vizioso in cui si dibatteva la rivoluzione vincolata a transazioni e consigli amenti fatali.
Un comitato doveva succedere all'altro, sotto la impulsione del desiderio di vedere una attività franca e potente, e senza trovarla. Finalmente la costituzione monarchica doveva esser proclamata, come quella forma che rappresenta il principio di riconci-liamonto che ai era fatto in tal modo dominare l'andamento delle cose. Tutto questo accadeva, e quelli che rappresentavano il primo concetto della rivolta, ed avevano guidato e rappresentato il popolo in tutte le fasi precedenti, continuavano nel corso di tali fatti il piano di conciliazione che si erano proposto esaurendone ad uno ad uno tutti i combinameli li.
Prima d'ogni altro dal seggio dell'Assemblea e tra le file,del popolo giudicavano dover temperare l'opposizione e non lasciarla trascendere a sistematica, mirando invece con nobili esempi di abnegamento e di virtù cittadine a rendere calmo e disciplinato il popolo nelle sue manifestazioni, che lasciate in preda all'impeto del­l'animo colà più che altrove avrebbero degenerato in turbamento fatale ad ogni avvenire di pubblica amministrazione.