Rassegna storica del Risorgimento
FABRIZI PAOLO ; SICILIA
anno
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1937
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pagina
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1129
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La legume umanitaria per la difesa della Sicilia, ecc. 1129
nn nnovo ordine di cose, le. tornava impossibile trasportare nella rivoluzione elementi bastanti per costituite quadri abbastanza estesi da comporre i quadri di nn esercito proprio, e fondare in Ini un simulacro d'ordine, di disciplina e della struttura che all'armata appartengono.
Ed i presidi! s tessi Napoletani* riguardati costantemente dal popolo come armata di occupazione forestiera, non avevano neanche il prestigio che si cattiva la veste de) soldato indigeno, ancor quando essendo il muto testimonio, o lo strumento passivo del sagrifizio dei diritti non è meno la forza e il baluardo per la difesa dal nemico straniero, A queste condizioni accidentali, che rendevano in Sicilia, più. che negli altri paesi di recente rivoluzionati, viva l'avversione per la veste delle truppe assoldate, si univano le comuni a tutti questi paesi stessi, e le particolarità del snolo e dell'indole degli abitanti di quest'isola. Fra le prime erano la ben nota poca confidenza che si pone dai nuovi alla guerra nel combattere in rasa campagna, l'amore della libertà individuale, il desiderio di mantenere all'offerta del proprio sangue la spontaneità e il disinteresse che onorano il buon cittadino, e pio. che mai la comune e fatale credenza che esista un modo di combattere in cui la natura del suolo, le simpatie degli abitanti e il diritto moltiplichino da loro sole la forza, e suppliscano all'arte militare quando si combatte per il proprio paese e per il generale interesse d'indipendenza.
Fra le altre condizioni che rendevano i Siciliani ostili all'organizzazione di armate regolari, erano lo spirito pubblico imaginoso e ardente per la natura meridionale dell'Isola, l'ispirazione destata da un suolo accidentato e montuoso, ed il carattere sviluppato sotto la pressione di lunga inquisitoria oppressione diffidente, celato nell'odiare, indisciplinato, disorganizzatore, quanto ardente nell'amore e nell'amicizia perdutamente devoto e quasi superstizioso.
Questi erano gli ostacoli che si opponevano per organizzare un'armata regolare di soli indigeni. E d'altronde le stesse ragioni avevano fatto che, a guisa di ogni parte dove il popolo ha dovuto agire colle armi, i cittadini si trovassero da di poi alla rivoluzione raccolti in drappelli comandati da nomini eletti per comune fiducia; e che per tal modo la Sicilia potesse allora venire, per così esprimermi, convertita in un tavoliere d'armati che rappresentava nn proseguimento della rivoluzione medesima capitanata dagli stessi capi, rappresentata dagli stessi individui, retta dalla stessa speranza e dalle stesse guarentigie con cui la Sicilia aveva vinto in ogni incontro della rivolta il suo nemico, ma sprovvista di esperienze e di ordinamento militare in cospetto ai casi di un attacco calcolato ne' mezzi, nel tempo e nella guida.
In Sicilia quindi il Governo accettò dalla rivoluzione medesima non solo tale armata quale essa la presentava, ma il modo stesso con cui si era prodotta usò per accrescerla, abbandonando ogni difesa futura del paese al sentimento del popolo, ed all'influenza dei capi; mentre al contrario dal Piemonte si era accolto l'esercito quale trasmesso da fatti precedenti, ed aumentandolo venivasi ad usare tutta la esclusività tattico-politica in cui da lunga mano ordinato si era,
E quale risultato si ottenne da entrambi questi due sistemi di organizzazione alle due estremità d'Italia? Lo stesso crudele disinganno: eie armate rotte e battute come per fatale decreto di una forza superiore, lasciarono per un momento le popolazioni a domandarsi se da un lato non fosse rimasta dimostrata la incapacità nell'arte militare, e in amendue tale fiacchezza nella natura degl'Italiani, da poter dubitate se questi abbiano sufficiente carattere per esser soldati quanto i nomici di cui prima incautamente sprezzavano il valore e la capacità militare. Domanda fatale, che i popoli nuovi alla guerra ripetono sempre al replicarsi d'ogni inattesa sconfitta!