Rassegna storica del Risorgimento
FABRIZI PAOLO ; SICILIA
anno
<
1937
>
pagina
<
1130
>
1130
Leonardo Mordini
VI. GIUDIZIO DELLA. STORIA.
L'istoria frattanto, imponènte rivelazione delle leggi immntabili e costanti della natura, e quella che mostrando le ragioni dei fatti anteriori, gli attuali giudica e condanna, l'istoria dico, dimostra ad evidenza che un errore grave s'introdusse in questi due sistemi apparentemente razionali e completi.
Confrontando infatti il modo tenuto in queste due provincie italiane con quel che fu praticato da stranieri che riuscirono a vincere, è chiaro che se in Piemonte si chiedeva alla sola arte della guerra la pertinace resistenza che la natura sola posta in detcrminate condizioni sa produrre, e se in Sicilia si confidò a questa sola risorsa della natura il realizzare la resistenza meccanica ch'è esclusivo uffizio dell'arte, non poteva rendersi di ciò responsabile né l'uno ne l'altro. Invece in tutte le guerre, e in particolar modo nelle nazionali, è necessario che la sapienza dei Governi faccia che si completino assieme questi due principj fra loro reciprocamente essenziali quanto il loro assieme lo è alla guerra, vale a dire che l'armata rappresenti il prodotto de] principio politico, che è opera della natura, e nel tempo stesso l'organizzazione tattica che esclusivamente all'arte appartiene.
Analizzando con sagacità i fatti delle guerre nazionali siasi nelle istorie dei contemporanei, sia dai racconti che si raccolgono in quei paesi che ne furono il teatro, si trova che esiste una scienza militare tradizionale intorno al modo di combattere, e che quindi principj più o meno elevati, ma pur sempre spettanti all'arte del pugnare ordinarono quelle operazioni militari che in più guerre nazionali ima comune credenza attribuì invece a sola forza d'istinto guerriero e a solo ardore per la patria difesa. E per quanto riguarda quei condottieri, che una falsa opinione reputò appunto essere solo guidati da queste naturali condizioni, e che tanti buoni cittadini si propongono imitare per quanto si trovino privi di saper militare, risulta che essi erano istruiti dalla scuola tradizionale od avevano specialmente attinta la scienza nelle file delle armate regolari, a cui la maggior parte di essi avea appartenuto, ovvero si associarono uomini che ne erano periti e li completavano così dal lato militare, mentre che essi rimanevano per le loro colonne i veri capitani sia pel coraggio, che per la politica capacità,per il prestigio del nome e per la inflessibile costanza.
Così si vedrà come alla testa delle colonne di rado numerose in cui si dividevano le armate insurrezionali irregolari, questi duci comandando corpi staccati aventi il loro appoggio sempre più o meno lontano, dovevano essere nelle condizioni di rappresentare l'enciclopedia di uno stato maggiore come lo stato maggiore è l'enciclopedia del saper militare. La storia mostra nelle gesta di questi straordinari condottieri le applicazioni particolari di tutte le cognizioni di quell'arte. E ciò che esclusivamente ad essi apparteneva e divenne la pietra fondamentale della salvezza della patria loro, si è che questi sommi campioni furono organizzatori sorprendenti, che con rara sapienza raccolsero e condussero a combattere sotto il carattere di corpi indisciplinati, e con l'amore alla causa della libertà quei che ripugnavano a porsi nelle file di troppe regolari; e che erano ben gloriosi di dividere con essi le pruove dell'esempio e del sagrine, che non discontinnarono in faccia ai rovesci ed ai crescenti pericoli trovandovi anzi risorse vitali Sostituendo l'attività madre dell'onore e del sacro uso delia volontà all'inerzia, la quale guasta il corpo ed avvilisce lo spirito, usarono essi