Rassegna storica del Risorgimento

FABRIZI PAOLO ; SICILIA
anno <1937>   pagina <1132>
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Leonardo Montini
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PRINCIPU SICULO-ITALICO E ITALO-UMANITARIO NECESSARI, SOSPETTI E GIUSTIFICATI
In Sicilia la necessità d'inviare fuori dell1 Isola a cercare uomini tattici esperi­mentati in guerre nazionali, nonché elementi a quadri bastcvoli per un'armata atta alle circostanze, era già stata sin dai primi tempi della rivoluzione pensiero e desi-derio degli uomini di azione, e progetto speciale nel comitato di guerra di Messina fra i benemeriti ed infelici Ribotti e Longo, come pure La Farina e mio fratello Nicola che ne avevano esplicitamente trattato, pensando in special modo valersi di un con­tingente di quegli Italiani che in paesi stranieri avevano tributato coli'opera alla libertà, qual diritto comune a tutti i popoli, e che allora erano abbondante e non abbastanza valutato elemento d'organizzazione militare. Ma la proposta d'uomini che ai erano portati in Sicilia per dare guarentigia per quei principj Siculo-Italico ed ItaloUmanitario, scopo già di una indefessa propaganda divisa con gli nomini i più avanzati, quantunque corrisposta in Palermo da molti patriotti dei più risoluti dell'Isola, e specialmente tra i primi da La Masa, era dall'incaricato speciale inviato presso il potere centrale a sostenerla riconosciuta improponibile in queste circostanze perchè l'applicazione sua essendo la più vi tal parte di questi princi pii, doveo con essi aver comune la sorte.
Ma alla caduta di Messina le cose cran cangiate, perchè oltre al condannarsi dall'esperienza i mozzi militari ne' quali fino allora s'avea riposto salute, la rivoluzione aveva totalmente compiuto quelle prime evoluzioni nel corso delle quali si commettono altri errori tanto inevitabili e perciò comuni a tutte le rivoluzioni, quanto provoca­tori e fertili di quegli insegnamenti decisivi che sembra riservato alla sola esperienza diretta dei fatti l'imporre e render generali nell'accettazione dei popoli.
E fra i rilevanti e capitali insegnamenti ai quali la pubblica opinione era condotta dopo i suoi erramenti, emergeva quello della necessaria solidarietà dei popoli Italiani sul principio nazionale, e della solidarietà delle nazioni sul principio umanitario, per cui si giungeva in Sicilia a quei principii SiculoItalico ed ItaloUmanitario cosi sospetti a chi ne reggeva il governo, e che guidarlo doveano a quel progetto d'esteso arruolamento che prima gli si era presentato argomento vieto e allarmante.
Difatti nell'alta Italia la speranza di eliminare nel quesito di organizzazione militare la difficile questione politica sollevò invece non solo la disamina che si voleva evitare, ma anzi più suscitò la lotta delle opinioni rivaH. Ed era riservato all'esperienza dimostrare che una nazione il cui territorio 6 diviso in Stati disuguali e retti da Governi dissimili, alcuni dei quali sorti negli avvenimenti e provvisori, allora quando e sovra­stata da una guerra d'indipendenza, e l'organizzazione dell'armata comune si debba operare in cosi difficili condizioni del paese, non si rinverrà mai nell'umano sapere un mezzo bastevole a fare isfuggire la lotta dei partiti politici per quanto BÌ cerchi di evitarla, mentre fra la razionale organizzazione militare e quella politica esiste un tal nesso di naturale dipendenza che le unisce e le identifica in un Bolo problema.
Messe a discutere le due opinioni che prime si presentano in tal caso intorno alla organizzazione dell'armata nazionale, cioè se sia essenziale alla unità e alla compat­tezza in una armata porre a disposizione degli organizzatori i contingenti riuniti di tutte o più provincie onde fare la scelta sopra un'ampia scala, o se basti a tanto il