Rassegna storica del Risorgimento

FABRIZI PAOLO ; SICILIA
anno <1937>   pagina <1142>
immagine non disponibile

1142
Leonardo Mordini
a quegli esseri venefici che, spogli d'ogni senso politico, danno il loro braccio a qua­lunque partito tiene oro per assoldare un'armata, e pieghevoli come canne al soffi dell'ultimo vento, sono pronti a combattere più, tardi anche sotto la nemica bandiera, e contro il principio stesso che furono chiamati a difendere.
E di piti intendeva coi vari comitati che mercè i nuclei tratti dai centri di arruo­lamento delle varie nazioni risultasse, per così dire, una rappresentanza collettiva dell'umanità, che esprimesse protesta di sangue contro il dispotismo, e in modo più o meno ampio, ma chiarissimo sempre, indicasse la linea che divide l'umanità tutta in due soli campi opposti e nemici.
Ed era intendimento mio che dal nostro lato si vedesse la falange d'uomini rac­colti da quante nazioni fan testa all' incivilimento, tenendo lo stendardo del progresso politico, e costituendo in campo una rappresentanza collettiva del principio che ogni nazione sostiene in seno all'umanità in nome di un diritto e di un dovere comuni, santificandone la missione sotto la nobile insegna del volontario sagrifizio, unica gua­rentigia della fede nei principi! che appartengono alla suprema legge di Dio ; dall'altro le coorti straniere folte di servi comperati e impressi dalle stigmate di colui che non s'ispira, e non serve altro principio che quello della sua vendita all'altrui principio. Quindi l'oro nel campo del despota, Dio in quello del popolo.
Imponente apparato di verità e programma offerti al mondo civilizzato per far sentire alla Sicilia lo slancio sicuro di quella ancor poco intesa alleanza di tutti i popoli per l'emancipazione comune; al pari che per mostrare a quei ciechi figli di tante nazioni, pur esse palpitanti di libertà e che servono la borbonica tirannide, come colui che pugna contro la libertà tiene hi punta del ferro volta contro i propri fratelli.
Questo fu il mio pensiero, e queste furono, lo ripeto, le sole porte a cui battei, uniche che potean permettermi tanto il decoro di un paese che niun sagrifizio si negava per la propria libertà, quanto la più ferma credenza che il principio della fraternità dei popoli sia quello che deve dare il segnale dell'ultima decisiva battaglia fra l'umanità e la tirannide.
Né il patto di fraterna alleanza che conduceva a combattere in Sicilia i figli di terre straniere e lontane si caratterizzava soltanto nell'indirizzarci noi all'altre Nazioni sotto la salvaguardia di un cosi sacro principio, né si limitava alle dichiarazioni espli­cite e solenni da me citate, od al nobile impeto pei rischi d'ogni sorta a cui hi nostra guerra li esponeva ed a cui quei generosi mostravansi interamente impegnati. Ma il principio doveva avere benanco la più vasta dimostrazione dal modo col quale si usava in nome della Sicilia a prò' di questi stessi nostri fratelli, e precisamente impiegandolo con la massima larghezza che gli appartiene.
Perciò, a quella specie di arruolamento che assimila l'uomo ad un essere venduto, io sostituiva il solo ricoverare ed assistere in nome di fraterna adozione quelli tra i latori campioni di Sicilia che avevano bisogno di altrui soccorso; né era perciò per­duto da alcuno il diritto di rinunziare a prender servizio sino a che sul suolo di Sicilia venissero a Bubire le leggi indispensabili ad ogni militare organizzazione. E come essi moveano pronti a spendere la vita per la patria nostra con gli stessi doveri, con le stesse responsabilità e protestando con lo stesso affetto che tributavano alla patria loro, cosi io garantiva ch'essi sarebbero annoverati cittadini benemeriti dell'Italia negli stessi diritti, nella eguaglianza più assoluta do* migliori figli naturali della patria nostra, giacché lo spendere il proprio Bangue per una Nazione fa ben figli di lei quanto il riceverlo, e molto più anzi d'ognuno che avutane l'esistenza non sia pronto a spenderla quando l'onore, la carità e la salute patria lo richieggano.