Rassegna storica del Risorgimento

FABRIZI PAOLO ; SICILIA
anno <1937>   pagina <1145>
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La legione umanitaria per la difesa della Sicilia, ecc. 1145
indispensabile mezzo di salvezza chi al pari di me in mia vece la proteggesse con zelo induBtre e, quando la variabilità dei governi rappresentativi l'avesse minac­ciata, la imponesse por anche al Governo sotto quella formala stessa di necessita con la quale io la presentavo. Ed in fine era necessario che io avessi in Sicilia chi dispo­nendo con accuratezza il personale che io inviava, facesse in modo che sino dal prin­cipio l'utilità di quel fatto fosse costituita siffattamente che il paese non volesse per conto almeno spogliarsene, e quindi, in caso di gravi contrarietà da Iato del Governo, facesse uso con senno ed abnegazione del dritto dimissorio da me appositamente a tutti assicurato, il che dovea diventare per i patrioti il segnale che gli uomini dell'arte di cui avevano invocato opera e consiglio riguardavano perduta la causa Siculo, per l'arrestarsi del mezzo necessario alla salvezza, cioè l'esteso arruolamento.
E come io dovessi sperare di aver compinta questa seconda parte della missione risulta dalle mie corrispondenze al ministro della guerra non solo, ma più anche dalle mie lettere numerosissime agli amici Siciliani che coadiuvavano l'opera mia. Più. ancora come io intendessi il mio mandato può vedersi nelle lettere in forma di bre­vetto agli ufficiali e sottufficiali, in cui indicavo la ragione della mia scelta, coll'appog-gio ai documenti militari che citavo, ai gradi ed ai servigi precedenti, alle capacità speciali ed al carattere politico di ciascuno. E così dando ordine alle capacità citate in questi documenti personali e consultando le mie corrispondenze, si vede com'io spiegando il piano su cui mi guidava proclamava a che inviato da un popolo che io aveva veduto nell'eccidio di Messina, e dinanzi alle fumanti rovine della patria giurare eterna vendetta della inaudita barbarie, avrei io stesso per primo mancato alla fede politica se allontanato appena dall'amplesso dei morenti che credevan delitto innanzi a Dio il perdono di tanta empietà, non avessi inteso che la mia mis­sione mi comandava di porre alla testa dell'armata nomi che esprimessero impla­cabile sfida alla tirannide, e l'emblema del vincere o morire, supremo dovere di un popolo crudelmente ingiuriato, al quale si propone di subire la legge della forza o la morte.
Antonini e Garibaldi 1 Ecco i nomi che io presentai alla Sicilia come insegna di questo principio. E se al secondo fu forza deviare dal suo viaggio verso la Sici­lia a mezzo il cammino, perchè inteso grido di una insurrezione scoppiata in Lom­bardia volle usare del patto eloquentissimo assieme firmato che un generale Siciliano, come generale Italiano, non cessava di essere sempre disponibile per il teatro dove più stringe la guerra per gl'interessi nazionali, il nome di Antonini rimaneva baste­vole a quella generosa rappresentanza.
Nato nell'alta Italia, aveva poco prima dal 1844 al 1845 santificato in Sicilia con lunga e onorala prigionia il suo culto per il principio nazionale italiano che a quell'isola appartiene; e Italiano avea in Polonia per la libertà di quella nobile con­trada pagato largo e glorioso tributo di sangue e di sciagure al principio umanitario. E mentre con sì elevato segno il suo nome rappresentava i principi generali ch'io aveva fatti emblema dell'opera mia, mutilato pochi mesi: innanzi d'un braccio nei combattimenti contro l'invasione austriaca, offriva al supremo comando dell'esercito l'emblema dell'ardor rinascente nei martirj, e il segno della sfida irreconciliabile nel­l'incancellabile ingiuria.:
Fedele al piano indicato aveva io ad Antonini offerto la scelta per un altro indi­viduo che avendo scientifiche capacità, nomo chiaro per patriottismo e costanza, valer potesse a coadiuvarlo nell'opera politico-militare a cui lo avevo invitato. E per riguardo a ciò si scorge nei documenti che ho citati che dopo essermi con tali