Rassegna storica del Risorgimento
FABRIZI PAOLO ; SICILIA
anno
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1937
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pagina
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1147
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Lo legione umanitaria per la difesa della Sicilia* ecc. 1147
soldato. Laonde io avea prescelti a ciò Italiani nei quali alla conn ozionalita, alla esperienza del carattere dei corpi collettivi e alle cognizioni del combattere in guerre nazionali si univa la coincidenza dell'emigrazione politicale quindi le caratteristiche del soldato unite, a quelle del patriota. E tali erano il colonnello, il commissario* i comandanti.
Quelli che stranieri e sino allora sforniti di precedenze politiche doveanò essere distribuiti ad appoggiare della loro esperienza quegli uffizioli Siciliani che erano Bisognosi di essere dal lato della capacità tattica ajutati, li aveva io reclutati da gradi inferiori, e dichiaratamente accettavano l'ufficio patriottico cui venivano destinati, e perciò scelto ciascuno sotto considerazione di speciali attitudini morali e di capacita da potersi armonizzare allo esercizio di dipendenza con cui essi esordir dovevano in Sicilia la nuova loro carriera.
Il rimanente degli ufficiali compresi in quelle prime spedizioni, tranne diciotto Italiani tolti dalla penisola o dalla Corsica (meco intesi di servir pur per conto d'intermedio elemento tra li Stranieri ed i Siciliani) si componeva di ufficiali appartenenti a tante nazionalità quanti erano i comitati stranieri ed i rispettivi centri di arruolamento. Lo scopo pel quale orano stati scelti dai loro connazionali, e per il quale io li inviava era duplice, cioè rappresentare questi varj centri di arruolamento, e comporre in Sicilia una commissione generale che il governo poteva radunare e consultare quando lo credesse necessario. Inoltre dovevano distribuirsi poi nei varj corpi stranieri che sarebbero stati comandati, da capi loro proprj, ed aver segni delie-rispettive nazionalità per modo che si costituisse sul campo la legione umanitaria, simbolo e protesta generosa delle Nazioni civilizzate contro il dispotismo.
Altri, appartenendo alle armi speciali ed agli stati maggiori, quantunque stranieri e scarsi più o meno nella conoscenza della lùnrna italiana, non presentavano per questa condizione alcuna discordanza col piano che io avea adottato, come era riguardo agli altri che non conoscevano al pari di essi l'idioma, e che si trovavano inviati per l'ufficio indicato.
Infine apparisce ben chiaro da quei documenti come tutto era stato guidato da un pensiero predominante, per cui in quella prima spedizione si offrisse in Sicilia la via ad un saggio immediato d'organizzazione militare e d'istruzione per ciò che occorre principalmente alla guerra nazionale.
Tutti avevano più o meno servito nella guerra di Portogallo o di Spagna, in Africa, in Grecia o nell'alta Italia, e dalle capacità di tattica (per cui fra gli altri inviavo un ex professore della scuola militare di Atene, allievo delle scuole di Francia, necessario inoltre per dare unità al sistema che nelle tante varietà di elementi poteva rendersi confuso) si scendeva sino alle capacità più semplici ed inferiori non meno indispensabili ai bisogni dei paesi non educati agli ordini militari.
Io credeva che si avesse dovuto con tai mezzi (com'io proponeva) realizzare dall'amministrazione affetta ai depositi di questi stranieri una specie di ateneo militare per istruire i graduati non solo ed ogni classe di alunni ai gradi dell'esercito, ma quanti dedicavansi alle armi; elevare il prestigio di questa istituzione sino a renderla una delle più onorate di quei tempi chiamando il con corso dei dotti e degli indotti, chi per dare chi per ricevere istruzione, tutti per indicarle hi prima necessità del paese; vestire con ornamento e decoro quel primo nucleo attivo, mostrando di riguar- i dare chi offre il proprio sangue per la patria icjttnieil primo e il prediletto dei suoi cittadini. Io credeva che si avesse dovuto porre in marcia questi corpi appena acquietato sufficiente ordine, unendo quanti mezzi d'insegnainento era possibile perchè
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