Rassegna storica del Risorgimento

FABRIZI PAOLO ; SICILIA
anno <1937>   pagina <1148>
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Leonardo Mordini
con pratico esercizio si addestrassero alle marcie, contromarcie, ammutiti trazione in campagna, fiancheggiare, attendamenti, servizj d'avamposti, riconoscenze, eie Credevo che si sarebbe cercato di nobilitare il carattere del soldato colle onorevoli accoglienze fatte apprestare dovunque ad esso dall'autorità civile e dalle popolazioni sul suo passaggio; moralizzare il partito con l'apparato dell'ordine, dell*intelligenza, della forza materiale disposte alla difesa, ed imporre con questo stesso mezzo al partito nemico. Credevo infine che si dovesse fare in un paese dove ognuno offriva il proprio sangue ciò che poteva procuragli il vanto di sapienza e vigore che si ebbe quella prodigiosa Convenzione francese che salvò la patria improvvisando così un esercito di 1.200.000 uomini quando le finanze erano talmente esauste che Napoleone scendeva alla conquista d'Italia dividendo coi suoi generali cento­venti luigi. Se si fosse presa questa via risolutamente, si sarebbe riconosciuto ciò che allora io giudicava, ed ora affermo, come in quei prhnordj dell'opera mia esi­stessero non solo i mezzi per edificare la pubblica opinione sull'importanza del­l'arruolamento estero, ma anche i mezzi per dare sino d'allora in mano ai primi cittadini la forza necessaria a poter opporsi al nemico con le risorse del patriottismo ajutato dalla direzione che il saper militare e le consuetudini del servizio soli possono dare.
Ma ai 20 gcnnajo in Marsiglia un ufficiale reduce dalla Sicilia mi avvertiva come le cose si trovassero già in altra condizione, e mi faceva intendere la mia presenza in Palermo essere divenuta indispensabile ed urgente. Fresi il partito di recarmici immediatamente, e lo stato in che trovai le cose appena giuntovi giustificò questa mia risoluzione.
I soldati esteri stavano accumulati in due gran magazzini accomodati ad uso di caserma: senza alcun genere di organizzazione, non addetti ad alcun servizio, ap­pieno sconfortati dal non vedere lume d'avvenire, e perciò in quel disordine ed insu­bordinazione che sono inevitabile conseguenza di tali condizioni. Privi d'ogni sistema di casermaggio, ricevendo l'intero del loro soldo ogni mattina, erano lasciati liberi dall'amministrazione pel nutrimento; e gli effetti n'erano, in paesi dove i liquori ed i vini sono a prezzi infimi e di natura rigogliosa, l'intemperanza al bere con tutte le sue conseguenze e la scarsezza del cibo. Li trovai logori di vesti, sudici per man­canza d'ogni provvedimento di pulitezza reggimentale, in discordia per diversità di nazionalità, condizioni tutte in cui avevano libero e buon giuoco i consueti turbo­lenti, inevitabili anco alla più assidua vigilanza, e che solo la disciplina doma e rimuove. Inaspriti com'erano, e quasi furenti per l'amara delusione, atterriti da tuia condizione sì inaspettata colma d'ogni incertezza, quegl' infelici presentavano il più doloroso spettacolo al mio animo che troppo vivamente ricordava con quale slancio confidente Lisciate aveano le spiagge francesi, avendo scritto da loro stessi sopra uno stendardo che li precedeva morire per la Sicilia .
Non disperai peraltro dell'immediato rimedio; talché tranquillo e sicuro dichiarai loro che ognuno degl'inconvenienti che li gravava verrebbe istantaneamente tolto che la sola ignoranza del loro stato potea averlo fatto tollerare dal Governo che la Sicilia li avrebbe trattati con quell'amore e riconoscenza che io avea loro gua­rentita e di cui io era stato più che mandatario, missionario (tale essendo il carattere dell'incarico affidatomi dai Siciliani) e che come avea io promesso fraternità avrei saputo far provar loro in tale frangente che il mio paese aspirava a dare coll'esempio una chiarissima prova del modo come deva intendersi la professione Eincera e piena di tanto principio.