Rassegna storica del Risorgimento

FABRIZI PAOLO ; SICILIA
anno <1937>   pagina <1149>
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La legione umanitaria per la difesa della Sicilia,, ecc. 1149
Loro feci pure intendere, che quando il Governo potesse dire di avere al tutto compiuto il proprio impegno, essi sarebbero stati ancora dichiarati liberi della scelta tra andarsene o rimanere, non accettandosi da noi che volontari nelle armate file della Libertà costituite da volontari stranieri. In fine assicurai che la loro causa era la mia, e lo giurai sul mio onore, ponendo ad infamia per me se una sola delle loro legittime esigenze rimanesse senza risposta.
E passando dalla visita dei soldati a quella degli ufficiali, che in gran parte erano stati alloggiati al convento di San Nicolao, là ebbi ad intendere come al loro arrivo presentatisi al generale Microlawsky, che operava qual capo di stato maggiore, aveano ricévuto la dichiarazione che con difficoltà sarebbero stati ammessi ai gradi loro assicurati. Invano si erano offerti all'esame convenuto, anzi da venti giorni, ignari del proprio destino vegetavano sbilanciati nelle loro particolari risorse, tenuti in ninna organizzazione di mezzi economici, e nella più dolorosa incertezza umiliati dall'abbandono in cui erano posti, ostili con tutto che li circondava e fra loro stessi, come suole accadere da tali mostruose condizioni. Quasi tutti chiedevano immediato adempimento delle promesse fatte, o di essere ricondotti in Francia. E di più una visita mi si annunziava del cancelliere del consolato Francese, presso cui alcuni erano stati inviati in commissione, domandando a nome pure dei soldati la loro restituzione al punto donde erano partiti.
Ripetei le stesse assicurazioni che avea fatte intendere ai soldati, e queste basta­rono perchè gli spiriti fossero tosto anche qua ricondotti alla confidenza ed alla calma.
XII, DELUSIONE
Il comi linamente di Antonini e Mierolawski non avea incontrato miglior sorte, e mi fu doloroso che da questo lato non mi si offrisse quella speranza di riparo ch'io avea sentita per il resto.
Il generale Antonini era anzi irrevocabilmente alla vigilia della sua partenza determinata dalle circostanze più sfortunate.
Appena arrivato egli nell'Isola, era nominato Ispettore generale e generale dello esercito di operazione. Era quindi invitato a percorrere l'interno dell'Isola e la fron­tiera per riconoscere le risorse materiali del paese.
Talché allontanato a caso o per arte dal centro del Governo, era rimasto impo­tente ad appoggiare la mia opera, e ritornato lo era anche maggiormente. Durante questo viaggio, quei che non amavano la presenza del generale Antonini in Sicilia avevano minato profondamente la sua posizione presso la confidenza di quel Governo, che tanto giustamente lo aveva chiamato, accolto, acclamato. Ogni di lui espressione che il patriottismo addolorato gli avea tratta dal cuore per il disordine o la deficienza di ogni preparativo a difesa, era stata svisata e riferita al Ministero come ingiuria a esso diretta ogni progetto amministrativo d'approvvigionamento, che la scienza e la pratica nell'esercizio militare hanno reso di facilissima esecuzione e che l'insipienza aveva tatto mancare in Sicilia era stato dall'ignoranza o dalla malafede riferito come pretesto di speculazione interessata le parole d'incoraggia­mento ai soldati e le speranze loro ispirate per la fortunata nuova epoca che dovea rispondere a quei bisogni che una buona amministrazione avrebbe fatti riguardare come i bisogni e le esigenze sacre della patria, furono dagli stessi rapporti cangiate in tendenze ad una popolarità sospetta ed alla rivolta i progetti di difesa