Rassegna storica del Risorgimento

FABRIZI PAOLO ; SICILIA
anno <1937>   pagina <1150>
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Leonardo Montini
sfigurati ed infedelmente riferiti, furono fatti valere come strani delirj. Insomma l'opera maligna valse a produrre fra Antonini ed il Governo tal divisione negli animi da dover lasciare ogni speranza diluito della sua presenza e dei suoi servigi. Quindi egli, chiesta la dimissione, partiva a confusione dei proprii nemici, rispondendo al loro intrigo col preferire l'abbandono d'ogni materiale interesse e di una elevata posi­zione al restarvi testimonio, e colla tolleranza responsabile del sacrificio di un popolo.
Mierolawski, non più convinto del generale Antonini della probabilità di successo alla difesa senza nuovi ajuti e senza un armamento compiuto in ogni ordine, disperava degli uomini e delle cose, e operando da capo defilo stato maggiore siccome quegli a cui si affidava l'organizzazione dell'esercito, si lagnava di tutto e di tutti. Io mi lagnavo di lui, e direttamente con lui, giacché l'esempio di Antonini gì'indicava la necessità di porre in chiari termini in faccia al paese e al Governo la propria posi-zione nello stato delle cose, perchè non impiegasse nell'esercizio delle sue funzioni tutte quelle latitudini che in ispecial modo autorizzava la stessa irregolarità di ogni amministrazione ed (il {pericolo della cosa pubblica superiore ad ogni gerarchia, condizione che gli avrebbe consentito non solo proporre, ma portare ad effetto in un vasto saggio quei provvedimenti che avesse giudicato opportuni. Nel qual caso poteva starsene ben sicuro della pia lata accoglienza da parte dei buoni, intorpiditi per altro allora a suo riguardo dal vederlo lasciarsi vincolare e subordinare la propria azione da quelle difficoltà che col mezzo degli aiuti eh'io preparava per loro mandato essi volevano invece veder dominate.
Delle molte cose ch'egli mi diceva, una, a vero dire, sembravami di alcuna rilevanza, cioè che se avesse proposto di dimettersi come alternativa alle sue esigenze, si avrebbe per risultato che ciò sarebbe stato accettato, lo che sarebbe riuscito a pro­durre che si facesse anche meno di quel presso che nulla che si operava. Però, a veder mio, superava ogni altro concetto questo che continuandosi sulla falsa via, divenuto egli indifferente a quelli che l'aveano chiamato, ed all'inverso essendo accettata da molti la sua presenza colà come ciò che dovea salvare il paese, desiderato da quelli che non lo potevano amare perchè nemici del sistema d'azione ch'egli doveva rappre­sentare e ch'egli non poteva mai raggiungere in quella posizione dette cose di cui non volea riconoscere il difetto radicale ed il pericolo, Mierolawski senza accor­gersene era divenuto più nocivo che utile all'opera mia. E finalmente era nocivo più che mai a questa allorché contramandava molti di quelli che inviavo colà riguardandoli io essenziali al piano dei cittadini che mi avevano commesso e dal quale doveva risultare l'esercito veramente nazionale per la guerra della SiculaItalica liberazione.
Frattanto, quantunque l'esito di questa fosse stato cotanto compromesso dalla mancanza dei mezzi, dall'abbandono in cui erano stati lasciati gli elementi primi inviati e dal disaccordo dei due capi destinati al comando, nulla ostante il paese era più che mai impressionato dalla somma sua importanza, e domandava a gran possa che venisse subito effettuato nel suo piano vasto e completo.
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MISSIONE CONFERMATA
Il Governo assumeva intanto per propri i sentimenti che, in nome del paese intero, io avea manifestato agli Esteri, e mi dava ampia facoltà di correre ai rimedii che io proponeva come necessaria a rendere estesa intera giustizia ai reclami. Ad