Rassegna storica del Risorgimento
FABRIZI PAOLO ; SICILIA
anno
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1937
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pagina
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1153
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La legione umanitaria per la difesa della Sicilia, ecc. 1153
dispacci ministeriali al console diretti era tale, che senza poter io reclamare i fondi indispensabili alla mia opera (e nel mentre stesso che me li sottraevano) non risaltava prova aperta contro il Governo, per convincere l'opinione pubblica che onesti fondi assolutamente mi si negassero.
H dispaccio diceva al Console: so queste 14.000 onze vi sarà chiesta una somma
dal signor il rimanente lo terrete per fondi di reclutazionc, come vi diremo
in iscritto, e per mezzo del dottor Fabrizj .
Niente si era scritto. La parola col mezzo era, e dovea/orse essere abbastanza vaga, perchè il Console non si credesse autorizzato da dover accedere alla mia domanda per la somma a me destinata. E di più le facoltà dell'altro erano all'opposto sufficientemente late, perchè egli mi riducesse i fondi tanto quanto gli piacerebbe, come realmente si fece, per cui al mio arrivo in Marsilia la residualità era di soli 65.000 franchi.
finalmente, per insistenti mie rimostranze, e per riguardo ai gravi impegni nei quali mi trovava ingolfato, e per privati riguardi che quel rispettabile signor Console non seppe negare alla mia posizione, ebbi 23.000 franchi, i quali erano in completo l'ammontare di quanto io aveva impegnato de' fondi miei particolari nelle Commissioni a cui aveva fornito una scorta di fondi per l'arruolamento.
Dopo di ciò dovea sperarsi nel primo immediato arrivo postale. Questo giunse, e sull'arruolamento silenzio completo. Il successivo porta un ordine per somministrarmi la somma di 10.000 franchi per Varruolamento. Il terzo mi reca la dimissione (in un dispaccio che firmava il direttore del Ministero della Guerra) e mi annunzia i nomi che si erano andati succedendo sino a quel giorno al Ministero Siciliano. Spiegazione chiara alle fasi subite dalla mia missione in sì breve spazio di tempo ed alle sorti interne alle quali era condannata la Sicilia. Esse eran già passate dalle mani della imperizia a quelle del tradimento.
Ed a rischiarare la trama di quei tenebrosi raggiri giova notare come i due ordinaria, precedenti a quello istesso che mi recava la dimissione, recassero corrispondenze degli amici coadiutori alla mia missione e della Commissione istituita da me in Palermo e dal Governo accettata qual protettrice dell'arruolamento, e ciascuno mi assicurasse (fatto d'altronde accertato e positivo) che al momento imminente alla partenza d'ogni corso postale si dava loro dai Ministri le più positive assicurazioni che mezzi, autorità e fondi mi si spedivano latissimi per l'arruolamento. Ed infine è sopratutto notevole che quando mi si dirigeva la dimissione dal nuovo Ministero, l'amico Errante, ex-ministro, antico segretario del Presidente del Governo, illibato e caldo cittadino, mi raccomandava anzi caldamente per sé e per parte de' patriotti e dello stesso Ruggero Settimo d'inviar gente quanta più poteva, e sollecitamente, inviandomi in nome di tutti incoraggiamento, lode ed assicurazioni di ogni appoggio al mio zelo, e della più ampia fiducia nell'opera mia.
Ed i Ministri Siciliani, dai mici amici subito interpellati sopra così gravi fatti, si scasavano dicendo essere stato arbitrio del Direttore che scrisse la non decretata dimissione, che egli ne era responsabile, ed essi avere U più sincero desiderio d'inviare una lettera di riparazione; il che non avvenne, involta come fu questa misura nel vortice che in pochi giorni sommerse ogni avvenire di quello sfortunato paese.
E l'effetto di così manifesta contradizione fu causa di una generale sfiducia in chi si apprestava a venire in Sicilia, credendo di essere colà chiamato a difendere la libertà, mentre allora vedeva che le cose erano ben altrimenti, perchè per ogni retto criterio quando la missione de* patriotti finisce è il segnale che quella dei traditori comincia.