Rassegna storica del Risorgimento

FABRIZI PAOLO ; SICILIA
anno <1937>   pagina <1155>
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La legione umanitaria per la difesa della Sicilia, ecc. 1155
10 intanto in questi viaggi liquidava ogni obbligo più o meno diretto che gra­vava la missione da me rappresentata dovunque ed ampiamente senza risparmio di sacrifizio, a ciò consigliato dall'onor del paese, dal mio proprio, e dal principio sotto cui l'opera mia avea militato. Agli sfiduciati, e n quelli cui un'incerta posizione non poteva prolungarsi, porgeva io sovvenzioni, modeste perchè dalla loro carità fraterna e discretezza limitate; e dovunque provvedeva ai più pressanti bisogni. Così passò un mese di vana aspettativa e di debole fiducia per un cangiamento delle cose siciliane. Ma alla notizia tardamente pervenuta in Parigi che Catania era attac­cata e l'Isola in un subito invasa, da Parigiio ripiegava verso Marsilia per condurmi in Sicilia, e colà non potendo, nella penisola dove servire la patria e trovarmi forse meno crudelmente corrisposto dalle circostanze e dagli uomini.
Arrivava io appena in Marsilia che le sorti dell'Isola erano compiute. Io ne incon­trava i profughi, e poi i legionari reduci dopo la catastrofe di quello sventurato paese. La miseria loro rendeva immediatamente necessaria sulla terra straniera la fraterna carità degli uomini e chi ne esercitasse il ministero.
11 Governo siciliano, ad illudere fino all'ultimo momento il paese del volersi da lui l'arruolamento all'estero, avea dovuto far credere inviati non solo ordini ma fondi posti ad arbitrio di chine avea avuto la missione. Era quindi cosa naturale che molti sperassero sulle somme del non effettuato arruolamento, e che la conoscenza della defezione del Governo fosse troppo ristretta a pochi individui, perchè i soccorsi parti­colari che io allora amministrava non accreditassero il supposto di fondi siciliani in mio possesso e hi lusinga di trovarne appoggio generale, ed anzi ciò non divenisse propizia occasione ai nemici della causa dei popoli e di chi la serve a suscitare le massime difficoltà alla mia posizione col fare che ogni necessità ed ogni reclamo mi fossero diretti.
Accorrevano quindi a me i Siciliani bisognosi ed i Napolitani ch'erano passati dal iato loro disertando e pei quali non vi era possibile amnistia; e dopo di loro quanti emigrati dagli altri paesi d'Italia i rovesci politici di quell'epoca raccoglievano in Marsilia, non meno che emigrati di diverse nazioni che colà ai erano incontrati per passare nella penisola a servizio della causa italiana. E ad essi poi si aggiungevano molti della legione stessa che in eguale stato di privazione chiedevano assistenza; e di più, avendo lasciato i documenti militari in Sicilia mi domandavano che facessi loro restituire quest'unico e prezioso retaggio di un congedato. "Veniva dietro la caterva dei fornitori che rivolgeva contro me ogni pretesa, non calcolando la poste­riorità di titoli alla mia amministrazione e quindi da doversi unicamente esperimentare a carico di chi mi avea sostituito. Spinti essi e posti in giuoco da suggestioni mal­vagie ponevano l'alternativa o di farmi compreso in un processo che avrebbero inten­tato contro chi mi avea succeduto, o di soddisfare ai loro bisogni sui crediti ch'essi pure mostravano credere rimasti in mio possesso. Né mancavano, spinti dal vii giuoco dei fomentatori d'inciampi a me allora ultimo degli antichi rappresentanti del paese che tenesse ancor formalmente dritta la bandiera del precedente mini­stero, mille altri pretendenti a rifazioni di danni, chi per crediti coi legionari, chi per la temuta morte di alcuno di essi, chi per ferite subite, chi infine perchè (a suo dire) erano passati in Sicilia uomini che aveano in Marsilia impegni precedenti con compagnie di reclutamento.
Io però resistendo con tranquillità alle ingiuste e mal dirette esigenze non potea negare carità ed interesse alla vera ed onesta sventura, né lo dovea. Ma però mentrec-cbè nell'esercizio della missione sì malauguratamente risoluta, ecceduto avea di varie
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