Rassegna storica del Risorgimento

FABRIZI PAOLO ; SICILIA
anno <1937>   pagina <1156>
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1156 Leonardo Mordini
migliaia di franchi le somme avute dal Governo Siciliano per l'arruolamento, e logo­rava in soccorsi le mie scarse risorse, m'avea annunzio che in Malta la casa com­merciale dei miei fratelli si trovava gravemente compromessa da altra commissione per l'armamento Siciliano.
In tale stato di mezzi privati, ed in cospetto ai bisogni urgenti e crescenti che parlavano da un lato all'umanità invocata da tanti bisogni e al patriotismo che non potea rimanere inerte in faccia all'onore del paese compromesso, invano mi dirigeva a domandare appoggio ai probabili depositari dei fondi della Sicilia in nome delle sofferenze di quelli che realmente avevano perduto per la causa patria. Tutti se ne diceano privi, e gli exministri siciliani che diffilavaso verso Parigi e Londra dichiaravano non aver facoltà sul danaro del paese che trovavasi all'estero.
La mia posizione era grave, e questa gravità era Btata troppo progressivamente elaborata da on cumulo di circostanze precedenti che il Governo Siciliano produsse senza riguardo siasi per la sicurtà dietro suo ordine del Console Siciliano rifiutata alla mia missione, siasi per cambiali lasciate protestare in Palermo con forinole equivo­camente motivate, quantunque tratte con facoltà dal Governo ed unendo ad esse lettere mie officiali d'avviso e nel ministero delle mie attribuzioni, siasi per le pro­messe fatte avanzare sulla fede e rimaste senza effetto, siasi infine per la parte prin­cipale che avea già esercitata il mio nome in un'opera si completamente fatta man­care, e per aversi disonestamente gettato dall'ultimo ministero il mio nome in tutte le ambiguità del non motivato ritiro di una delicata missione.
Ed in tali ambagi il Governo francese, la cui politica si era spiegata avversa alle cose Italiane, mi niegava ogni protezione personale in faccia ai cimenti che l'indi­scretezza, la mala fede o l'errore potessero presentarmi, nel mentrecchè anzi insospet­tito di scopo politico per la mia dimora in Marsih'a preparava inquisizioni che non furon tarde a colpirmi con farmi per la prima volta in mia vita il soggetto di una rigorosa perquisizione. E cosi nel tempo stesso in cui tutto mi avrebbe consigliato alla partenza, era ritenuto dal vedermi dichiarato che si rifiutava ogni benché leggero soccorso ai veri numerosi emigrati, a cui pure non si concedevano, me compreso, passaporti se non che per il Levante.
Tali erano le difficoltà da cui mi trovai attorniato; ed ho voluto indicarle con tante particolarità perchè rimangano perenne documento le contrarietà che si pre­parano a chi non ha che una sola fede e tutto dimentica sé stesso, per quel raggio provvidenziale di luce che fa trovare nella professione severa dei principii di una missione umanitaria, umanitariamente realizzata, ed alacremente e sicuramente percorsa, una immancabile salvezza.
Infatti come potei procurarla a quella missione di fraternità, sotto cui intendo io militare con ogni opera mia, e sì grandemente allora richiesta, quando nella fami­glia dei sofferenti si era così gettata a dissolverla la diffidenza col tormento della miseria?
Il principio che aveva diretto il mio operare doveva bastare a se stesso, e come si era manifestato chiaramente nell'opera precedente, il passato dovea dominare il presente e l'avvenire.
I legionari doveano ricordare la franca e leale fraternità che fu scolpita nei giorni della speranza, quando essi furono accolti in Francia per l'esercito siciliano, nulla dimenticando della delicatezza delle condizioni che imposi, e della larghezza degli obblighi che mi assunsi, come dello slancio senza riserva con cui m'era in Sicilia assunto i loro interessi. Essi dovevano aver riconosciuto nelle riparazioni immediate