Rassegna storica del Risorgimento

FABRIZI PAOLO ; SICILIA
anno <1937>   pagina <1157>
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La legione umanitaria per la difesa della Sicilia, ecc. 1157
a lor prò* ottenute da quel Ministero Siciliano che rappresentava la causa del paese e del popolo, e dall'odio con cui mi avea colpito quello che la perdea, a qua! sezione di partito mi appartenessi, e ch'essa era della grande eterna famiglia del popolo. E ciò infine dovea condurli ad intendere che le ristrettezze dei sussidi ch'io loro offriva, non poteva mai essere il prodotto della gelida apatia del pubblico fun­zionario che, sordo ai mali di chi servila libertà e divenne perciò bisognoso dell'altrui soccorso, interpreta fra gli interessi del paese la carità come seconda ad alcun altro: ma dovevano vedere invece l'esercizio privato dei principi che prima io avea serviti nella pubblica funzione, quando i mezzi di questa erano cessati.
Di faccia olle esigenze dei fornitori stavano le larghezze personali nella ammi­nistrazione passata, quando al ritardarsi dei fondi siciliani mi vedeono mantener salda e chiara la individuale mia garanzia, e la misura con cui, nel temperare in un patto i loro interessi, quelli dei reclutati e quelli del paese, io avea saputo mostrarmi il pubblico rappresentante che per un principio supcriore sa di dover trattare la causa di tutti con eguale generale vincolo di giustìzia e d'amore.
Per gli esuli eravi per me la mia vita anteriore ed il non iscarso numero di colóro che nel passato esiglio presso che quadrilustre l'aveano testimoniata. Per tutti infine dovea essere hi pruova più sicura lo starmi io volontario in mezzo a tanti dispia­ceri, ed il non veder cessata la mia missione nella comune catastrofe, ed anzi rico­noscerla, proclamarla e servirla come tanto più imposta quanto più libera dal comando degli uomini ed indicata da quello dei principia. E tale era allora la mia: senza esi­tanza confidai e non fui deluso. Tatto si dileguò prontamente ed ognuno accolse come tributo di animo umano il poco che potei, e me ne fa grato come di sincero sagrifi-zio. Tutti rispettarono, e lodarono anzi, l'animo che ne compartiva tutti mi dimostrarono dolersi per le loro disgrazie egualmente che per le mie tutti mi confortarono.
E datomi essi il loro appoggio mi offrirono così dei mali sofferti il più grande compenso che potessi ottenerne, cosicché se quando la missione dei traditori comincia bi missione dei patriotti finisce, ed io dovetti in Marsilia cedere ogni mia autorità nell'epoca disgraziata in cui la Sicilia veniva tratta sotto il giogo nemico dalla mono dei traditori, ebbi pure in quella terra istessa il conforto di vederla eretta di nuovo quando la missione dei traditori fu finita, eh'è poi sempre l'epoca in cui quella dei patriotti riprende il suo corso Ubero ed accresciuto di nuove e più generali esperienze per l'avvenire.
XVII.
MANDATO GENERALE - RIFUGIO ED ASSISTENZA.
Allora io raccoglieva gli emigrati italiani fra i quali trovavansi varii di quelli ex-funzionarii pubblici che non vedono cessata la loro missione fino a che vi è spe­ranza dove si combatte, e modo di fare il proprio dovere verso chi soffre per la sacra causa della libertà; e in nome di un comitato dirigente che quel fraterno consesso elesse e mi chiamò a presiedere venne indirizzato un appello a quelli fra gli esuli cui le sciagure d'Italia non avevano impedito di avere qualche scorta particolare di mezzi, nonmenocche ad altri generosi Italiani stabiliti in Marsilia. Cosi si ottenne per via di spontanee oblazioni che all'emigrazione più necessitosa fosse assicurato il giornaliero sostentamento sino a che venisse sciolta favorevolmente all'Italia la qaistione allora agitata dalla politica francese, e come era diritto le si permettesse