Rassegna storica del Risorgimento

FABRIZI PAOLO ; SICILIA
anno <1937>   pagina <1158>
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Leonardo Mordini
accorrere in Italia per In patria difesa o in contrario evento gli emigrati bisognosi avessero avuto campo di procacciarsi una qualche industria o un diverso ricovero.
Questa decisione fu compiuta dopo quarantadue giorni di tormentosa e infeli­cissima aspettativa. Ed allora che la libertà si cuoprìva di velo funereo, ed erasi allenita la posizione degli emigrati per essersi impiegata utilmente parte di essi, e la mia posizione diveniva difficile in Francia per i sospetti del Governo francese mostratimi con una perquisizione, vidi e dichiarai finita la mia missione. Laonde affidata ad altri zelanti cittadini ogni restante cura lasciava Marsilia. luogo di affanni che non saprò mai dimenticare sì per la somma delle fallite speranze come pel disu­mano contegno di cui il partito retrogrado mi volle far vittima quando non potendo più combattere l'opera si tentò abbattere l'uomo.
Partiva però ricompensato dall'intimo sentimento di avere degnamente compiuto il mio dovere in un fatto da unirsi a quei tanti che debbono illuminare sull'impor­tanza di un principio non a sufficienza applicato all'opera della rigenerazione dei popoli quanto ad essa indispensabile, e che si riassume nel concetto di umana fraternità,
E siami qui permesso narrare per ben sentita riconoscenza, ed a gloria del prin­cipio che io avea inteso far rappresentare da quell'opera, come abbia non meno corrisposto la condotta della legione medesima, e l'effetto ch'essa produsse all'incontro del suo dimostrarsi in Palermo, quantunque non fosse che un embrione ed il simbolo solo di quanto il suo concetto principale esigeva.
Infatti, rialzato appena in Palermo il nuovo grido di guerra, quella legione di cui sì poco erasi dall'ultimo Governo apprezzata l'importanza, siasi qual elemento di organizzazione per un esercito nuovo, siasi qual mezzo tattico in campagna, e come rappresentante un dato principio politico, tosto inviata al punto dove il nemico si presentava e fra i primi ad incontrarlo, attraversava la maggior via (il Toledo) a bandiere spiegate e cantando inni marziali in mezzo all'affollato popolo palermi­tano che corrispondeva con ebrezza di gioia, ricordevole rimprovero di fede popolare.
E sarà pei Siciliani memoria perenne quell'entusiasmo che brillava sopra i volti, e le svariate lingue dei canti cui rispondevano gli apparamenti delle finestre, le tenere lagrime ed i frenetici applausi in cui scoppiava il popolo al congedarsi dei nobili figli di sì diverse contrade che si slanciavano alla difesa d'Italia come a quella della Patria loro medesima.
Erano partiti così festosi, animati dal palpito fraterno, salutati da così sacro slan­cio di popolo entusiasta gli stranieri satelliti borbonici per consumare il sagrifizio della Sicilia ? Eppure erano figli della stessa contrada cui è diletto lo squillo guer­riero 1 Ma quelli erano uomini compri, i nostri volontari; gli uni rappresentanti la vendita, gli altri rappresentanti un principio, la fede, il nodo sacro di fraternità, che con l'amore si rivela, e nel sagrifizio si consacra ed avviva ed esalta.
Così quel gruppo d'uomini da lontane contrade accorsi alla difesa della libertà sicula era stato al primo presentarsi legione umanitaria splendida della bellissima luce della verità da ogni cuor retto compreso in tutta la sua forza. E perciò quan­tunque dal Governo troppo dimenticato il mio scopo e l'organizzazione che dovea manifestarlo reietta, fu tanta la forza del vero che l'istinto de) popolo valse da sé solo a scuoprirlo e risentirne tutta l'eloquenza.
Fri allora voce comune che si ripete tuttora : perchè ai timidi esperimenti per trarre mezzi da un paese disposto ad ogni sagrifizio non si sostituì invece il chiedere francamente quanto era necessario per ottenere buon numero dì questi generosi che lo splendido esempio portassero dovunque dell'appoggio che tutte le nazioni