Rassegna storica del Risorgimento

FABRIZI PAOLO ; SICILIA
anno <1937>   pagina <1160>
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Leonardo Mordati
di rivoluzione) era d'uopo allora fare una rivoluzione nella rivoluzione. Ho mostrato infine che le condizioni della pubblica opinione fecero scegliere il primo di questi consigli numericamente perchè un popolo nuovo alle cose rivoluzionarie vede in queste due sezioni onde si divide il partito che vuole la libertà, una semplice diver­genza di due modificazioni della stessa opinione e calcola che ad esse corrispondono due potenze che conviene conciliare, come l'una necessaria a completare l'altra e. ad ottenere quanto si richiede per le gravi pubbliche circostanze.
E quindi esposi vicende in cui la prima e più generale espressione che sorge è ciò che si vide in quante rivoluzioni abdicarono per siffatto modo la loro missione d'intraprendenza e di forza, cioè che nell'uomo politico nessuna condizione di spunto desta maggiore avversione di quella di cui egli manca. Nessun progetto è più diffidato e temuto di quello che da siffatta condizione deriva. Talché, prima che si osi con-fessarlo a sé stesso ed agli altri, là dove si credeva una semplice divergenza nelle modificazioni d'uno stesso partito, trovasi invece, come fatto pratico, opposizione diretta, conflitti, debolezza, impotenza.
Per queste condizioni fatali, la preponderanza numerica del partito temporeg­giatore, e la superiorità nell'energia e nella volontà del partito d'azione che ad esso contrasta, cercano un punto di conciliamento nella esclusione reciproca dal potere, o nel salirvi entrambe colle condizioni necessarie ad una scambievole elisione.
Allora la storia di una rivoluzione è la storia di tutte quelle che si posero sulla stessa via, e si esordia dal veder giungere al potere uomini che non sono né degli uni ne degli altri. Ne risulta quindi un Governo in cui la Rivoluzione non ha né uomini né mezzi, perchè i governanti che non appartengono per principile circostanze al fatto di cui reggono le sorti non san trovare i mezzi per sostenerlo, Governo che espone hi causa del paese a perire senza difesa.
E quando non si soccombe al primo urto nemico, è allora che la rivoluzione entra in una nuova fase determinata dall'irritazione dell'opinione pubblica, che commossa scuopre l'errore, e vuole temperarlo, conducendo al potere alcuno dei candidati conosciuti dell'attiva resistenza. Ma pure non sapendo rompere per intero colla mente che la guidava per l'innanzi, ammette a trattare per il nuovo Governo gli stessi uomini temporeggiatori che introducono di nuovo i candidati del loro sistema, non accettando il cangiar delle cose altro che a condizione di mantenersi nel nuovo governo, a limitarne l'attività ed imbarazzarne l'energia con mutilarne i mezzi. E per tal maniera allora si ha un Governo in cui sono uomini e non mezzi, quindi idee e non cose; e la stessa sorte perchè il Governo cade con gli stessi rimproveri, stantechè è fra le tendenze della natura umana attribuire agli uomini che sono al potere 0. difetto delle circostanze, quando anche il Governo anziché essere in caso di dominarle è dominato da loro, ed il vizio sia nell'ordine morale impresso ai fatti; e quindi là dove la pubblica opinione ha hi propria larga parte di causa e di responsabilità.
Allora mentre il non successo divide il partito stesso di azione dagli uomini che dalle proprie file avea egli spinti al potere, il paese disperato degli nomini e dei loro nomi che rappresentavano la fiducia dei partiti, si dà a ricercare da sé stesso salute fuor d'ogni convenuta direzione. Succede allora epoca di energia, e di mezzi spesso di stragi dolorose e funeste, talvolta cagione che in pochi istanti retrogradi di molti anni la rivoluzione, talvolta unica salvezza della patria. Ma in altri casi, epoca è quella in cui i rovesci subiti non sono ancora defezioni bastevoli a far riconoscere l'assurdità del sistema di conciliamento, ed anzi si tende a renderlo più intimo, attri­buendo i passati e gli attuali pericoli all'avervi mancato. Per cui allora il partito