Rassegna storica del Risorgimento

FABRIZI PAOLO ; SICILIA
anno <1937>   pagina <1161>
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La legione umanitaria per la difesa della Sicilia, ecc. 1161
inerte, in mezzo a tanti vantaggi offerti dalla divisione dell'altro, prende le redini della cosa pubblica, crea in questa terza fase un Governo che non è che la ripe­tizione più. o meno simulata del primo, e che non solo espone come quello il paese a perire senza difesa, ma dirocca il costrutto, disperde le risorse, e prepara al partito direttamente avverso quell' Era sospirata in cui il paese assalito dalle forze nemiche, nella sua totale impotenza trova al potere chi cerca od accetta, sotto forrnu d'invo­lontario errore, come una mano provvidenziale quella d'un governo di traditori, che consegna al nemico e pattuisce ed ottiene in nome del proprio tradimento le condizioni d'indulgenza che un paese generoso non saprebbe domandare in nome della pietà quando giurò di vincere o di morire.
E lo spirito pubblico dal fondo delle miserie ricordando poscia che gli nomini offersero al paese le loro vite e furono inviati al macello, che versarono quanti fondi fur chiesti e questi furono dilapidati, che furono poste ad opera candide repu­tazioni, e gettate alla sconsiderazione, ai rimproveri, al disonore, domanda di chi ne sia la colpa e si dibatte in reciproche accuse tra i due partiti, legando e mante­nendo a quello di azione il nome della follia e a quello degli opportunisti il nome del tradimento, quand'anche non vi aian stati decisamente né folli né traditori.
Perchè quelli stessi che consegnarono il paese quando già rovinate ne andavano le sorti, anziché reputarsi responsabili d'atto ignominioso e riguardarsi quai tra­ditori, possono aver riparato in momenti supremi alle conseguenze dell'altrui inca­pacità, ed aver salvato il paese dagli effetti funesti ed estremi di una impossibile resistenza. A tanto suol condurre una falsa condotta politica i popoli inesperti e di naturale bnona fede! A tutto questo andamento raffronta il corso della rivoluzione siciliana. E per ispiegare così funesti resultati non hawi d'uopo del supposto di trame profonde, di tradizioni dirette perchè punto necessarie a minare un paese che al sistema colà adottato ciecamente siasi abbandonato.
E percorrendo quindi in mezzo a tale stato di cose, l'opera mia passò sbattuta e vittima dei vizi dell'andamento della rivoluzione intera e delle tendenze che in essa agirono costantemente, e portarono la causa della libertà ad una inevitabile rovina.
Rappresentandosi nella mia missione il principio immediato dell'azione, il primo dei governi ch'io incontrava al potere doveva non volerla, il secondo volerla ma senza potere eseguirla, il terzo rovinarla, senza sapere né volerla né rifiutarla perchè non l'ebbe conosciuta. E perchè l'opera mia elevavasi dal carattere di semplice rac­colta d'uomini strumento materiale di guerra al realizzamento dei principi! sotto il cui dominio dovea essere amministrata dal Governo siculo la cosa pubblica, perciò appunto l'opposizione fatta dal Governo all'arruolamento od il calcolo poco esatto della sua importanza risultò chiaramente espressiva dalla defezione a tali principii, cioè dal deviamento della rivoluzione da quei principii che ne erano unica e sacra ancora deilà salvezza.
xrx.
CONCLUSIONE
Ha l'essersi il Governo siciliano ristretto al vizioso cìrcolo di conciliamento fu forza di circostanze veramente insuperabili, o era in facoltà del partito d'azione il sottrarsene come fu di quelle sapienti nazioni che arrivarono a cangiar faccia al