Rassegna storica del Risorgimento

FABRIZI PAOLO ; SICILIA
anno <1937>   pagina <1162>
immagine non disponibile

1162
Leonardo Mordini
destino rompendo colla forza il sistema di conciliamunto stretto da luogo tempo coi deboli indecisi transazionisti buoni o cattivi che fossero, ed intraprendere quello della azione esclusiva di tutte le risorse per salvare a qualunque prezzo il paese? Erano tali almeno le condizioni della Sicilia da poter riporre in un tentativo tanta speranza che basti a poter dire che il tea tare altrettanto fosse pure un dovere, nell'alternativa d'incontrare la defezione di Cui la Sicilia fu vittima?
In altri termini la perdita della Sicilia, se avvenne per il piano di conciliamento, fu assoluta prepotenza di circostanze, o colpa di quegli uomini che avendo dato ai fatti l'impulso ed U braccio, erano pure quelli cui si deve gran parte della responsa­bilità dei risultati per avere fomentato e subito senza un'ultima pruova di resistenza questo piano fatale?
Arduo problema a sciogliersi iyMffflT* lo spettacolo doloroso dell'insuccesso si grave della linea di condotta cui dettero la preferenza; specialmente trasportandosi al punto di vista del bivio in cui essi si trovarono quando dovettero scegliere tra la guerra civile, o con la longanimità della perseveranza e del sagrifizio produrre lo svi-luppo progressivo dell'opportunità e malgrado la resistenza dell'altro partito porre in essere i mezzi necessari alla difesa offrendo campo al paese stesso di rischiararsi intorno ai suoi interessi, e far giustizia degli uomini e delle cose in un andamento graduato che evitar gli facesse nuove gravi scosse ed intestini sconvolgimenti.
Io pertanto che in Modena, mia patria, vidi una calma opposizione che pre­sentai agli atti del Governo, per quanto organizzata nelle forme le più sobrie e legali dare il pretesto a perfidi istigatori per gettare su me l'accusa de' tentativi immi­nenti per un sistema radicale che una fazione avrebbe cercato imporre al paese, io che dopo tali vicende percorreva il rimanente d'Italia e trovava dappertutto, martiri della trama generale, nomini che non avevano che un culto interno per un principio stilla cui apparente prosecuzione perscguitavansi quelli che si rifiutavano alle misure di governi composti dal generale elemento temporeggiatore ed inerte padrone allora di tutta l'Italia; io infine che dagli insegnamenti della istoria ritengo doversi rilevare la somma potenza di un partito avverso quando è posto nel caso di speculare con siffatti vantaggi contro di un altro, non debbo condannare chi si lasciò condurre dalla imponenza dei mezzi che i nemici dell'azione franca rivoluzionaria tengono a propria disposizione dal favore stesso della pubblica opinione contro quelli che la proclamano per quanto senza intendimento d'imporre alcun sistema speciale di governo che non esca dal voto della Nazione legalmente, ed universalmente consultata.
Dal lato mio dirò solo come collocato in condizioni di servir nell'opera di questo, mi contenti poter far conoscere quale prodotto m'era dato ottenere su quanto io feci perchè l'opera prestante dei miei amici politici arrivasse al suo scopo, e come pensi che se io riusciva nella misura da me ideata si sarebbe sciolto il nodo gordiano e la missione comune avrebbe trionfato conducendo la pubblica opinione a scoprire da sé sola paranco la vera strada, perchè il prestigio della prudenza non prevale a quello dell'imprudenza che quando la debolezza si trova dove è necessaria la forza.
Questo fu il mio voto, e sostengo che posti 12.000 Siciliani pur non avvezzi alle armi nel quadro formato da 6000 istruiti ed abituati, avrebbero sostenuto il paese quanto era necessario perchè la Sicilia tutta potesse formarsi in linea di difesa e non essere mai soggiogata da una triplice forza. Al pari credo che condotte le cose come lo furono, cioè abbandonale all'istinto solo in assenza di piani, la Sicilia sia abba­stanza intelligente por sentirsi malgrado la propria volontà mancare l'energia e cadere le braccia disarmate sul petto quando maggiormente sovrasta un pericolo che