Rassegna storica del Risorgimento

FABRIZI PAOLO ; SICILIA
anno <1937>   pagina <1163>
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La legione umanitaria per la difesa della Sicilia, ecc. 1163
il buon senso pubblico, in mancanza di quello dei governanti, sa riconoscere impos­sibile nelle condizioni che si son fatte al paese.
Rimane ancora un altro grave problema. Quelli che consegnarono il paese ave­vano essi e gli aderenti loro (in comune con il Borbone) preparato un tale destino per via di scellerata tela, di proditorj artifizi, o solo lo consegnarono quando tacita­mente sembrava invocato il tradimento da quelli che ponevano la libertà del paese nelle mani di coloro che ne erano sempre stati gli avversari, e non potevano riguardare alcun partito migliore del dare il paese umiliato e supplichevole al suo oppressore?
Risponda per me chi meglio conosce gli nomini ed i particolari dei fatti interni della Sicilia, e basti dal lato mio l'avere con fedeltà presentato quelli che passarono nel giro della missione da me agita; e se giova ai futuri destini della Sicilia, si compia il loro processo davanti al tribunale della Pubblica Opinione completo e sincero, ma facendo agli uomini ed alle circostanze la parte che loro si deve, onde si raggiunga la verità, unico mezzo supremo di salvezza per l'impresa avvenire.
Resta pertanto dimostrato che il darsi senza serbo al piano che si adottò in Sicilia porterà sempre il subire l'influenza più o meno diretta di un partito nemico che non manca mai anche nelle più favorevoli circostanze e sotto le apparenze le più assicuranti. Mentre sebbene uno spirito esatto ci mostri che l'istinto pel giusto e pel buono calmi le ire dei nemici a libertà, e di quelli stessi che si complicarono a delitti di sangue di un1 antica oppressione, e quantunque loro faccia sospirare il sorriso della riconciliazione, l'indulgenza di un partito che sovrasta vincitore e potente non acquieta il timore che non dorme e non perdona giammai.
Per questi convien rammentare che il silenzio dei popoli dev'essere la scuola dei Governi, e devesi temere il pensiero nemico tanto più profondo quanto più involto negli artifizi della dissimulazione cupo e silenzioso. Perchè gli antichi nemici di libertà ancorché ritirino il guanto di sfida per una guerra diretta ed aperta tra libertà e schia­vitù quando il partito rivale ha tutti i vantaggi del potere, sanno d'altronde trasfor­mare la guerra del proprio principio in guerra di fazione nel seno del partito vinci­tore, introducendo i propri elementi nelle fila dissidenti, e gittando l'intero partito della libertà frazionato ed impotente sulle armi nemiche.
Nel fatto, ed anche dopo il fatto istesso, sarà sempre difficile peraltro lo scuo-prire a quale categoria appartengono quelli che contrastarono ed opposero ad ogni ardimento rivoluzionario, quelli che combatterono chi lo volea, e che gittarono questo pomo di discordia tra le fila dei liberi; e Bolo rimarrà la memoria funesta dell'essersi riguardati dal potere per nemici proprii i nemici della sua inerzia, e per amici coloro che ne erano i fomentatori.
Ed un popolo sobrio ed accorto, che da simili lezioni tragga il frutto necessario alla causa della libertà, potrà offrire ed anzi dovrà imporre conciliazione ai partita, mentre dibattendosi invece in discordie vive intestine perirà in una guerra esterna, se non sorgono eventualità incalcolabili a salvarlo tutt'affatto. Ma il piano di con­ciliazione deve essere determinato dal principio che si vuole costituire, e non il piano di conciliazione dominare il principio medesimo: si deve volere libertà nella concilia­zione degli uomini, ma il principio e gli uomini che lo rappresentano hanno a dirigere la nazione.
Il tempo abbia quindi l'adito aperto ai proseliti nuovi, e li accolga alunni adepti e poi sacerdoti puranco, ma soltanto quando una mano maestra nel giro degli avvenimenti e per la sicura pruova dei sagrifizj abbia livellato successivamente le loro
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