Rassegna storica del Risorgimento

BONELLI CESARE
anno <1937>   pagina <1171>
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77 generale Bonetti 1171
Un altro invito gli veniva, contemporaneamente, fatto dall'aiu­tante generale al Ministero della guerra toscano,1) Vincenzo Ricasoli, fratello di Bettino.
Non sappiamo le ragioni per le quali il maggiore BoneUi rifiutò l'invito del generale Manfredo Fanti e di Vincenzo Ricasoli. Ad ogni modo, il Ricasoli si doleva, col Bonelli, della sua decisione2) e lo stesso generale Fanti, con altro brevissimo biglietto, manifestava il suo
1) Vincenzo Ricasoli, fratello di Bettino, aiutante generale al Ministero della guerra toscano scriveva, in data 5 dicembre 1859 al Bonelli: Carissimo amico, mi rivolgo a te per pregarti a voler venire a prendere servizio nella nostra armata toscana come comandante il corpo di Stato maggiore che ora formeremo, col grado di tenente colonnello. Cotesto ministero ti darà, certamente, o un congedo d'un anno o un con* gedo come quello dato al nostro Cadorna. La tua istruzione e capacità, ed il tuo amore per la nostra causa sono qualità che ci fanno sentire il bisogno di averti con noi. Mio fratello Bettino, il nostro general Cadorna ti desiderano. Noi abbiamo già quasi ultimato la formazione di due divisioni in tutto similissinic alle sarde ed ora occorre istituire l'occorrente corpo di Stato maggiore. Se tu, come spero, vorrai compiacerci nei nostri desidezj, farai un regalo a noi ed una cosa oltremodo utile al tuo paese che, ormai, anche questa Toscana t'appartiene, come provincia del regno sardo. I tuoi principi sono e furono sempre tali che non dubito punto sulla riso­luzione che prenderai. A primavera, se come credo, avremo la guerra, la Toscana avrà già formate le sue due divisioni e due ne avranno i ducati e così potremo aggiungere alle otto sarde ancor noi le nostre, ossia 50.000 uomini.
Perdona la fretta. Rispondimi subito, approvando onde ancor noi si facciano, ossia questo Governo, faccia i debiti passi presso cotesto per facilitare la tua venuta. Avrai, forse, o un'aspettativa di un anno o una dimissione con promessa di nulla perdere rientrando (non simile a quella che avesti nel 1848 per la Lombardia). Quei tempi non torneranno più e quei timori non possono più sussistere. Perdona la fretta e rispondimi a Firenze (arch. Sibilia).
2) La lettera del 21 dicembre 1859, è del seguente contenuto: Carissimo amico, non puoi credere quanto mi sia dispiaciuto il tuo rifiuto e quanto ci sia difficile com­pire l'opera incominciata senza l'ajuto degli uomini capaci che potrebbero cosi effi­cacemente darci l'opera loro. Io non accetto per niente le tue umili espressioni, poiché, ormai, ti conosco da molti anni e frattanto tu avresti occupato il posto di capo di Stato maggiore dell'I 1 Divisione a Bologna, appuntellando col tuo sapere e colla tua esperienza quel generale che la comanda, uomo del resto ottimo e di buon volere. Infine io non so più che dirti né ho mezzi sufficienti per farti cambiare le tue determinazioni e solo debbo assicurarti che la tua lettera cagionò un vero rincrescimento in mio fratello e nel generale Cadorna.
Oggi e giunto fra gli applausi il commendatore Boncompagni [il Ricasoli allude al personaggio che Bettino Ricasoli e Farmi, per suggerimento di Cavour, s'erano accordati con Vittorio Emanuele di far venire come governatore centrale della Lega].
Le cose nostre progrediscono mirabilmente per la concordia o per l'ordine, e a primavera spero che potremo aver pronte due divisioni completo che saranno utilissime per ogni evento. Ti ripeto che, qualora tu ti ravvedessi dalla tua determinazione, abbi sempre presente ohe la tua venuta sarà un vero regalo per noi.
Mille e mille cose all'ottimo amicò colonnello Campana: ti prego di vero cuore a rammentarmi spesso a lui. Ricevi i saluti del nostro general Cadorna e credimi sempre con tutto l'attaccamento tuo amico sincero Vincenzo Ricasoli.
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