Rassegna storica del Risorgimento

BONELLI CESARE
anno <1937>   pagina <1173>
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Il generale Bonetti 1173
In seguito all'annessione dell'Emilia, il Bonelli ebbe il comando di liquidare la contabilità del materiale d'artiglieria relativo al cessato Governo e nell'ottobre del 1860 fu comandato a Bologna a disposizione del comando locale d'artiglieria. Durante la sua permanenza a Bologna veniva promosso al grado di luogotenente colonnello (7 novembre 1860) e destinato comandante locale d'artiglieria in Capua per impiantarvi il servizio dell'arma. Infatti, in seguito alla spedizione dei Mille, ed alle conquiste di Garibaldi, Vittorio Emanuele e Garibaldi erano entrati a Napoli il 7 novembre 1860. Ma il colonnello Bonelli non potè raggiungere la sua destinazione perchè trattenuto a Napoli dal comando superiore d'artiglieria presso l'esercito dell'Italia meridionale e rimase, quindi, addetto al medesimo.
Nel foglio di comando per l'impianto del servizio dell'arma d'arti­glieria a Capua, che è nell'archivio Sibilla, e' è una postilla di pugno di Cavour che dice di potersi provvisoriamente mantenere, nelle cariche da essi occupati, quelli fra gli impiegati del cessato Governo che dichia­rassero di riconoscere e di prestare piena adesione al nuovo regno italiano.
La difesa borbonica dell'Italia meridionale, dopo l'ingresso di Garibaldi e Vittorio Emanuele a Napoli, si concentrava soltanto più a Gaeta ed a Messina. A Gaeta, con il re e con la regina c'erano circa 20.000 uomini. L'assedio durava da sette mesi e la resistenza era grande: non ultimo, certamente, fra i valorosi assalitori della piazza fu anche il colonnello Bonelli, sebbene non avesse preso parte ai primi mesi dell'assedio.
Egli stesso, che era stato nominato il 14 febbraio 1861 il giorno dopo la stessa resa presidente della commissione per la consegna della piazza di Gaeta e specialmente incaricato di ricevere il materiale d'artiglieria, così parla di quest'assedio e della ferita che si ebbe là in alcuni suoi appunti:
Dorante l'assedio di Gaeta che perdurò sette mesi e nei quali io fui solamente presente negli ultimi, scoppio una granata a pallottola a poca altezza sopra il mio capo; io n'ebbi il fronte lacerato sopra l'occhio destro, con asportazione della metà superiore del berretto. Mi fu bendato l'occhio destro con un fazzoletto bianco for­nitomi da un luogotenente o capitano che poi ritenne tale fazzoletto per mia memo­ria. Rimasi al fuoco fino a sera avanzata, ritirandomi, poscia, col generale Valfrè al cui stato maggiore appartenevo e giungendo all'Hotel Cicerone allo ore 10 pome­ridiane. Il vaio amico, colonnello Piolo-Caselli Carlo [capo di Stato maggiore del generale Cialdini che comandava l'assedio] trovo presente quando mi bendavano fl capo e mi disse che andava subito a scrivere a mia madre allora in Moncalieri, panni, perche non credesse ai giornali qualora esagerassero la mia ferita. Fui ferito