Rassegna storica del Risorgimento
BONELLI CESARE
anno
<
1937
>
pagina
<
1187
>
Il generale BonelU 1187
più. tempo ad occuparmi di questo, come non scrissi mai a casa Bocconi perchè impossibile sebbene desideri tanto scrivergli ed anche aver notizie del povero Kinaudo, il quale forse sarebbe caduto ammalato se avesse dovuto fare la vita òhe facciamo noi. Approfitta delle gentilezze che ricevi, se noi pure non trovassimo gentilezze il più. sovente non mangeremmo. Sto vari giorni di seguito senza farmi la barba, senza cambiarmi i pantaloni, gli stivali e col listino sudicio a schifo: ma c'è altro da fare, bisogna aver pazienza, poco alla volta le cose si aggiusteranno di nuovo.
Per andare a Firenze informati del servizio della ferrovia Bologna-Firenze; possono esservi treni sospesi, manda a domandare, scrivi un biglietto ad hoc a Lorio da parte mia, non aver soggezione egli ti disimpegnerà. Sta bene, cara, amami, ascolta Camilla, son contento di Lei, che cerca di consolarti. Dille che ritornerò, che le sono grato della sua tenera memoria, tuo aff.mo Cesare.
P. S. Castellazzi, anch'esso, t'invia tanti saluti. È un'eccellente persona.
Lettera n. 7.
Medole 27 giugno 1866.
Cara Adele, Ho ricevuto adesso la tua lettera del 21 giugno, mi fa immenso piacere, sebbene tu mi informi che sei tanto afflitta e scorata. Non affliggerti non scorarti, adesso io sono in condizioni serie e lo fui anche di più nel disgraziato giorno 24 pur-non mi scoraggio e non tralasciai di pensare a Voi nel tempo stesso che sostenemmo lungamente e vigorosamente la ritirata delle nostre truppe debellate a far pietà e dispetto... Spero che ora riceverò più frequentemente lettere tue. Credo che andiamo verso Cremona, ma è meglio che Tu parta per Firenze. Poiché Camilla piccola capisce tanto dille che le mando un bacio ma che hi prego di rimanere buona. A Firenze abbi molta pazienza con Camilla per farmi piacere. Seguita a farmi sempre l'indirizzo come facesti colla presente, le lettere finiranno per giungermi. Non ho più tempo a
scrivere. Fatti animo.
tuo aff.mo Cesare.
Lettera n. 8,
Casalmoro 28 giugno 1866.
Cara Adele, Oggi sono nel suddetto paese alloggiato in una casa di contadini con tatto il mio Stato Maggiore, ed abbiamo posto l'uffizio in un... granaio. Questa sera partiremo per Gambara. Non ebbi oggi alcuna tua lèttera, ma sicuramente ne riceverò poi varie insieme.
Arriviamo sempre alle tappe verso mezzanotte, al mattino non è possibile dormire tardi e di giorno raramente si può dormire a causa del lavoro; oggi, però, il calore è enorme, il granaio è caldo, esposto a mezzogiorno ed ho dormito più di un'ora, quindi al momento sono di nuovo in gamba. Pare che andiamo verso Cremona colà ci rifluiremo agli altri ed in breve saremo disposti ad ogni nuovo evento. Mia buona Adele, mia cara Camilla anch'essa buona, se vi potessi veder presto, ma non posso nemmeno trattenermi con voi per lettera poiché ho sempre da fare. Hpovero maggiore Abate, vi è ancora chi dice che non sia morto ma abbia un braccio portato via e poi deve essere stato ucciso da un altro colpo.
Cacchi non so dove sia,-è ferito in una spalla ma spero che risani. I miei cavalli mi fanno buon servizio, ma la Cavalla è un poco ombrosa, ed il cavallo rimase leggermente fiaccato dalle cinghie in un giorno che restò sellato tante ore e che piovve. Sta di buon animo, scrivi. Tonti baci,' Cesare.
19