Rassegna storica del Risorgimento
BONELLI CESARE
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1937
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Salvatore SibUia.
Lettera n. 15.
Pieve" Delmona presso Cremona 5 luglio 1866
Gara Adele, Vengo dà Cremona, ove mi recai con Castellazzo per compiere la escursione di cui il Generale ci incarica ogni giorno: le inattese notizie che intesi colà, ti saranno già note, ma non posso prestarvi fede, se non vengono comunicate in modo ufficiale. Ora vado dal Generale che spero sìa ritornato da un suo giro a cavallo, per fargli rapporto della escursione d'oggi. Spero che domani sarà finalmente una giornata da rimanere fermo e che potrò scriverti in modo più completo. Ieri-sera ricevetti finalmente una tua lettera da Firenze, ne avevo Bisogno, mi occorreva sapere notizie del tuo viaggio. Ora mi si dice che è giunta un'altra lettera per me, spero che sarà tua, ma prima di mezzanotte non potrò recarmi a casa che è tre miglia lontana dal Qoartier Generale, dove vado adesso. Sta di Buon animo, ricorda la fiducia ohe sempre ti raccomando, abbraccia tutti ed essenzialmente la mia
affiiì tuosa e cara Camilla
tuo Cesare
Lettera n. 16.
Bagnarolo 6 luglio 1866.
Cara Adele, Finalmente oggi ho cominciato ad avere un po' di quiete, se non una quiete intera. Dal 14 giugno, in cui lasciai Lodi fui sempre in giro e quasi non ho passato due notti di seguito nello stesso sito. Se le passai qualche volta, dovetti però nel giorno allontanarmi a grandissima distanza dal soggiorno. In questi ultimi giorni poi feci quasi ogni dì pressoché 20 miglia di Piemonte a cavallo, alla piena arsura di un sole caldissimo, premetti però che di salute sto benissimo come lasciai al capitano del Genio Gabbi di dire personalmente a Te ed a Papà, essendosi 3 medesimo gentilmente incaricato di recarvi una lettera a Firenze, dove risiede come comandato al Ministero: credo che fosse qui venuto per avere un fratello ferito. Con un seguito di corse cosi faticose mi riusciva impossibile di scrivere ed ho lasciato affatto la cura delle cose del mio servizio e ciò non senza gravi inconvenienti, essendo stato totalmente assorbito dalla riconoscenza di cui il Gen. Piancll volle incaricare Castellazzo, ed io... Ora se posso rimanere un po' più tranquillo attenderò a lavorare poiché ne sento gran bisogno. Le notizie d'oggi che completano di poco quelle di ieri sono strane e poco lusinghiere. Pare che l'Austria rinunziò al Veneto e lo cedette all'Imperatore dei Francesi, il quale non si fece ancor premura di rimetterlo a noi: non so se vi sia armistizio, ma siamo immobili e frattanto dicesi che gli Austriaci abbiano abbandonato in gran numero il Veneto per accorrere contro la Prussia che fa la guerra con un'abilità a noi affatto ignota e riporta segnalate vittorie, minacciando Vienna che io credeva di poter andare questa volta a visitare, ma non supponevo mai che si sarebbero fatti gli errori madornali che compimmo il giorno 24 e facemmo seguire da nuovi falli nei giorni successivi. Non ti scrissi ancora che il giorno 24 mi pronunziai vivamente cóntro la ritirata, con il Gen. Sirtori che l'ha ordinata: se si fosse tenuto come io proponevo, in Valcggio, si sarebbero raccolte ben altre conseguenze...
A proposito di sarto, le mie due divise peggiori sono affatto rovinate: bisognerà che mi faccia fare ad un tratto due tuniche e due paia di pantaloni nuovi: la gran polvere, l'impossibilità di ripulire gli abiti durante le continue marcie di giorno e di notte, resero impossibile la conservazione dei mici panni già cotanto edrusciti... Dunque a Firenze vi trovate bene, ciò mi riesco molto soddisfacente. Tu sei tanto