Rassegna storica del Risorgimento
BOLOGNA ; CISALPINA (REPUBBLICA) ; CISPADANA (REPUBBLICA)
anno
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1937
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pagina
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1209
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LIBRI E PERIODICI
AMBROGINO CARACCIOLO DI TORCHIAROLO, Una vittima della giunta di stato nella prima metà del secolo XVIII; Avellino, Tipografia Pergola, MCMXXXV-Xni, pp. 255.
Sulla scorta di numerosissimi documenti, diligentemente ricerca ti nell'Archivio di Slato in Avellino, 1A. ricostruisce la vita tormentosa della principessa Maria Francesca Afan de Rivera, andata sposa, nel 1729, al nobile Ambrogio Caracciolo principe di Torchiatolo, allora militante nell'esercito dell'imperatore d'Austria. E questo attaccamento alla casa d'Austria, alla quale il principe rimase devoto anche dopo l'avvento dei Borboni al trono di Napoli, segnò per lui l'inizio delle persecuzioni da parte di questo Governò che, dichiaratolo contumace, ne sequestrò i beni, mentre la moglie, come altre nobili dame, veniva confinata a Sorrento. Giovane, bella, dotata di un ingegno non comune e di un temperamento artistico, la principessa divenne facile bersaglio alle calunnie, alimentate da varie cause: gelosie, intrighi privati, spesso ragioni d'interesse, movente di dissidi fra i vari rami dell'avita famiglia. Per cui l'infelice principessa fu costretta a subire i più atroci tormenti fisici e morali; relegata in lunga prigionia fra le tristi mura di vari conventi, al di là delle quali invano tentava levare di quando in quando la supplice voce alle autorità reggenti il Governo. Implacabile e ingiusto persecutore fu il giudice Erasmo Ulloa Severino, Uditore generale dell'esercito, incaricato dal re Carlo III di appurare i fatti concernenti la Torchiatolo: figura che campeggia sinistramente nel fosco quadro. Accanto alla quale altre si muovono, travolte nel groviglio degli avvenimenti, figure di vittime innocenti o di loschi delatori.
L'A., che conduce il racconto fino alla morte della sua eroina, più. che darci una esposizione ordinata e organica degli avvenimenti, preferisce mettere in luce nella loro interezza i documenti raccolti, interpolati e incorporati nella narrazione stessa, la quale forse procede, per questo, meno spedita e meno viva. Che ad una vivezza talora anche drammatica potrebbe assurgere, per le vicende straordinarie cui fu soggetta la Torchiarolo e il fascino che una natura cosi complessa come la sua non manca di suscitare. Ma quell'obbiettività serena che l'A. si era prefisso di conservare facendo tacere com'egli dice ogni sentimento del sangue lo spinge a far parlare direttamente i personaggi che tratteggia, preferendo che dalla testimonianza dei documenti scaturisca quel giudizio ch'egli solo brevemente e spassionatamente dà nelle ultime pagine, intorno a questa sua illustre antenata, ben degna di esser tolta dall'oblio.
EVEUNA RINALDI
LUIGI CERIA, V'eccidio del Prina e gli ultimi giorni del regno italico (1814); Milano, Mondadori, 1937-XV, in-16, pp. 309, L, 10.
E H 36 volarne della collezione Mondadori Drammi e segreti della storia . L'A. è già noto per un libro divulgativo su Teresa Confalonierì, il quale ha raggiunto in breve tempo* meritatamente, la 3* edizione. Anche quest'opera rivela le stesse doti della precedente: non ha pretese di originalità ma e chiara* precisa* in più punti suggestiva, ampiamente e seriamente informata.
L'episodio dell'eccidio del Prina, del 20 aprile 1814, commesso da una folla imbestialita per le imposte esorbitanti, non ha corto di per se notevole importanza storica.