Rassegna storica del Risorgimento

RICASOLI BETTINO
anno <1937>   pagina <1268>
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Pietro Gùsmondi.
proprio per volontà del Ricasoli, delle nuove trattative con la Santa Sede.
Del resto i principi esposti nelle due relazioni non ci sembrano essere contradittori. Il progetto Corsi osservava che di tutte le relazioni possibili fra lo Stato e la Chiesa era stato scelto quello dove l'uno e l'altra potessero essere distinti senza essere separati assolutamente e vivere liberi ciascuno nella propria sfera. Il progetto Borgatti affermava del pari che la formula Cavouriana voleva in realtà significare che l'azione dello Stato e della Chiesa dovevano essere tra loro distinte, ma che questa distinzione, senza costituire una vera separazione, dovesse rendersi praticabile per parte della Chiesa o per parte dello Stato, mediante la libertà applicata all'azione dell'uno e dell'altra e perciò sottoposta alla condizione gene­rale di ogni pratica libertà. Se ci si sofferma poi sui singoli punti dei due progetti, nel primo si nota senza dubbio una ingerenza indiretta, ma pur sensibilissima dello Stato, il quale destina i beni della Chiesa alle comunità cattoliche, mentre nel secondo, più ampio ed indeterminato, si riconosceva ai vescovi una facoltà straordinaria. Cosi agendo però i rispettivi proponenti credettero di servire la loro ideologia nel modo prà completo e non s'accorsero, né avvertirono evidentemente l'accennata disformità. Il Ricasoli personalmente doveva essere convinto della bontà di tutti e due i progetti se per il primo scriveva:
del resto la legge sulle corporazioni religiose e sull'Asse ecclesiastico, quale esci dai lavori della Commissione parlamentare, che io ebbi l'onore di presiedere, s'informa ai principi della separazione immediata della Chiesa dallo Stato. La Chiesa, riprendendo la sua libertà, rientri nel diritto comune e sarà fatta la pace tra la Chiesa e lo Stato ;l) e per il secondo, alla vigilia della presentazione, diceva: Si pone
i) tetterà indirizzata ai Componenti il Seggio dell'Associazione Liberale di Firenze nel giornale La Nazione* 15 settembre 1865.