Rassegna storica del Risorgimento
RICASOLI BETTINO
anno
<
1937
>
pagina
<
1272
>
1272
Pietro Gìsmondi
come societas fidelium, della quale società naturalmente fanno parte tatti gli enti ecclesiastici e quindi anche i beni, i quali dovevano spettare appunto, in caso di variazione, ad altri enti della stessa natura, facenti parte cioè della societas ecclesiae. Che un simile progetto, sia pure imperfetto, dovesse avere nella Camera Italiana, dove tante voci si erano alzate per proclamare quale dogma infallibile la formula libera Chiesa in libero Stato , così strepitoso insuccesso, non si spiega agevolmente o meglio si spiega in soli due modi. Che nessuno dei parlamentari aveva ancora della questione religiosa una idea precisa ed un fermo indirizzo da concretare, che la separazione era in pratica inapplicabile, particolarmente in una nazione come l'Italia, dove non potevasi non tener conto delle necessità dottrinali e tradizionali della Chiesa cattolica ed abbiamo creduto che le ultime parole dell'ufficioso commento della Nazione di quel tempo, che riportiamo in nota 1} servano a dare, meglio di ogni altra considerazione,
i) Non sappiamo, commentava La Nazione del 4 febbraio di quell'anno, che giudizio darà l'Europa civile di questo parlamento che dopo sette o otto ore di discussione indigesta, saltuaria e di necessità fermatasi alla prima scorza, si crede sufficiente a sentenziare senza appello in due o tre giorni, una proposta di legge sul più arduo dei problemi che affatichino oggi le menti dei dotti e degli statisti. E in che modo! Si direbbe che i Deputati avessero paura di essere convertiti dallo studio, calmo e profondo del progetto, con tanto precipizio hanno cercato di levarselo d'attorno.
Progetti di ben minore importanza avevano sempre avuto l'onore di una discussione attenta, e non diremmo approfondita, perchè non può essere seria una discussione laddove non si è voluto nemmeno il tempo occorrente a farsi un'idea adegnata, nonché dei pregi e dei difetti, ma pare di quel che il progetto si fosse nella sua compagine esteriore. Saremmo stati orgogliosi se in un argomento che attirava sopra di noi gli sguardi di tutta Europa ci fossimo mostrati pari alla grandezza del subieti.o, trattandolo seriamente ed ampiamente. La proposta fosse pure stata modificata anco sostanzialmente, e modificare si poteva a nostro avviso e si doveva: ma lo si facesse dopo avere dato saggio di averci vagliato e riflettuto sopra. Si poteva dissentire dal giudizio della Camera; ma nessuno avrebbe avuto allora il diritto di accusarlo di leggero, di passionato, di abborracciato.
Noi saremmo desiderosi di sapere quali concetti prevalgano nella maggioranza della Camera sull'argomento che il Ministero aveva offerto alle sue discussioni. Un progetto con cui il Petruccelli proponeva di ridurre la Chiesa quasi un edilìzio burocratico si ricusò di prenderlo in considerazione. Oggi si respinge un progetto che alla Chiesa vorrebbe dare la libertà. Che cosa si vuole dunque? Nò libertà, né servitù? S* ha da star sempre così? Sentiremmo dirci per la prima volta che cosi si sta bene.