Rassegna storica del Risorgimento

RICASOLI BETTINO
anno <1937>   pagina <1274>
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Pietro Gismondi
Camillo di Cavour non avrebbe inai pensato di posporre
la questione dell'occupazione di Roma, con la questione morale
dell'accordo fra Stato e Chiesa, Ricasoli così si esprimeva con
la signora Macknight,1* sua amica e sua collaboratrice a Roma
in quel tempo:
L'Italia sarebbe non lieta ma lietissima che si trovasse domani un modo saggio onde il Pontefice continuasse a restare a Roma, senza che il suo prestigio scada presso le popolazioni. È un errore il credere che gli Italiani abbiano una così grande passione di andare a Roma, da non sapere come viverne senza. L'Italia le ripeto Signora, si sente forte in ciò che è; essa sarebbe assai seccata se domani fosse chiamata a porsi nuovamente in viaggio per portare i suoi penati a Roma. Essa chiede soltanto che il Governo del Papa si mostri umano e civile, e s'intenda col Governo del Re in modo da poter vivere da buoni e utili vicini. Ecco il vero programma d'Italia. Il potere temporale esercitato dal Papa non riguarda, a propriamente dire, l'Italia, ma i suoi propri sudditi, che sono in Roma e nelle provincie.
Lo scritto surriportato, se anche non si può accettare come un documento probatorio, poiché bisogna tener pur conto che egli scriveva ufficiosamente e che quelle lettere potevano, forse dovevano, essere mostrate a qualcuno, tuttavia dimo­stra in modo sicuro che al disopra del fascino di Roma capi­tale d'Italia a tutti i costi, Ricasoli subiva il fascino di Roma papale riformata e conciliata con lo Stato.
H cristianesimo non può perire e aspetta il momento solenne di un grande ravvivamento. L'uomo non può stare senza religione e la sola vera è quella di Cristo. Il Papa può oggi maturare i decreti provvi­denziali e recare la pace al mondo. È questo un sogno ? Vedremo. L'Italia però, è e sarà, è questo il secondo punto che io vedo chiarissimo. 2)
i) Lettere e documenti, voi. IX, 14 dicembre 1866, n. 900.
E riepilogando, scriveva nella stessa lettera, che il Governo Italiano voleva dare alla Chiesa la maggiore liberta, che nulla voleva fare per indebolire la sovranità del Pontefice, che di conseguenza il Pontefice doveva saper trovare il modo di vivere in concordia col suo popolo ed aiTcriuava,ehc la miglior soluzione sarebbe stata da parte del Pontefice quella di dirigersi al Re d'Italia per invocare il di lui protettorato. Così i romani e l'Italia si sarebbero potuti intendere, così si sarebbero accomodate le cose in famiglia e si sarebbe dato fine all'intervento straniero in Italia.
2) Alla signora Macknight in Lettere e documenti, voi. IX, 12 dicembre 1866, n. 899.