Rassegna storica del Risorgimento

RICASOLI BETTINO
anno <1937>   pagina <1276>
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Pietro Gismondi
Se infatti venti diocesi erano vacantil) per morte degli ordinari, numerose altre erano prive dei rispettivi capi, per espresso provvedimento del Governo Italiano. L'arcivescovo di Napoli, cardinale Sisto Riario Sforza, era stato allontanato sin dal 1861 e con lui erano stati del pari esclusi dalle rispet­tive diocesi, ed alcuni destinati anche al confino di polizia, altri titolari, fra i quali mons. Gallo vescovo di Avellino, monsignor Girardi vescovo di Sessa, mons. Milella vescovo di Teramo, mons. Frascolla vescovo di Foggia, mons. Apuzzo di Sorrento, mons. Ricciardi di Reggio, mons. Margarita di Oria di Aquila.
Altri ordinari avevano di spontanea volontà abbandonato le proprie diocesi, recandosi chi a Roma, chi all'estero. Il Ricasoli, col provvedimento suddetto, non solo intese di porre fine ad un triste stato di cose, ma politicamente, ripetiamo, dava un esempio di liberalità, considerando superata la fase acuta del dissidio e dando ai vescovi dissidenti una prova di fiducia, che consisteva proprio nell'autorizzare il loro ritorno alle rispettive diocesi senza nessuna condizione, senza neppure prevenire il pericolo, da molti paventato, di rappresaglie nei confronti di quella parte del basso clero, che fin dal 1860, aveva spontaneamente e lealmente aderito al movimento nazionale.
Ma il cardinale Antonelli, Segretario di Stato di Pio IX, nell' iniziare i preliminari abboccamenti, avvertiva il nego­ziatore Italiano che nessun accordo era da sperarsi su que­stioni di principi e che quindi l'unica soluzione possibile delle trattative doveva consistere nella ricerca di espedienti o modus vivendi, che, senza pregiudizio dalle pretenzioni delle parti, porgessero modo di provvedere agli interessi religiosi .
In questa atmosfera ebbero inizio i colloqui che avrebbero dovuto risolvere, dal punto di vista ecclesiastico, le questioni sul giuramento, sulla nomina dei vescovi e sulV exequatur;
i) DE CESARE, Roma e lo Stato del Papa, voi. II, Roma 1907, p. 269.