Rassegna storica del Risorgimento
RICASOLI BETTINO
anno
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1937
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pagina
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Pietro Gismondi
una nuova formula politica, non un modus vivendi, non una delle tante equivoche ed abili soluzioni diplomatiche, ma un programma chiaro che corrispondeva alla sua ideologia. Se vogliamo pertanto fissare, a questo punto, i caratteristici elementi del pensiero del Ricasoli, dobbiamo dire che egli ritenne necessaria ed utile la separazione giuridica della Chiesa, privata associazione, dallo Stato, senza escludere l'accordo morale, che anzi vivamente desiderava. Pur non rinnegando quindi la necessità storica dell'ingerenza statale in materia ecclesiastica ed i sistemi concordatari, secondo lui nel 1867, dopo l'annessione di Venezia, era ormai giunto il tempo, di sciogliere l'unione fra Stato e Chiesa. Lo Stato Italiano da quel momento non avrebbe più dovuto farsi sostenitore di una determinata confessione, ma solo delle verità morali comuni a tutte le dottrine religiose, le quali di conseguenza avrebbero dovuto acquistare tutte la piena libertà, vivere e costituirsi come meglio avessero creduto, entro l'ampia sfera del diritto comune, capaci quindi anche di formarsi un patrimonio e di possederlo. Risolta la questione religiosa e spirituale si sarebbe risolta, a suo parere, per forza stessa di cose, la questione politica. Quanto intempestivo, e se vogliamo prova di scarsa sensibilità politica, fosse stato il suo progetto, Io dimostrano le crude critiche del Mancini, le miti ma velenose allusioni della Curia Romana, le due leggi soppressive del 7 luglio 1866 e del 15 agosto 1867, ispirate da principi tanto diversi ed infine l'ordine del giorno che la Camera approvò il 15 luglio, proprio subito dopo il discorso del Ricasoli, dove era detto:
che Essa dopo avere preso atto delle dichiarazioni del Governo, che senza apposita legge, nulla possa con effetto innovarsi, in pregiudizio dei diritti e delle prerogative della potestà civile in materia religiosa, riteneva che il ministero attuale avrebbe custodito inviolate le regalie dello Stato, e la dignità del paese . Questo atto, che, come avverti il Nicotera, suonava implicitamente quale biasimo all'amministrazione Ricasoli, chiuse poco gloriosamente la carriera politica del Barone.