Rassegna storica del Risorgimento

RICASOLI BETTINO
anno <1937>   pagina <1291>
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Dottrina e politica ecclesiastica di Bettino Ricasóli 1291
Ma, eccezion fatta, per questi singoli e saltuari punti, i prìncipi informatori della legge 13 maggio 1871 furono tutt'al-tro che aderenti alla concezione dottrinaria di Bettino Ricasóli.
Egli odiava le transazioni, i compromessi, tutto ciò che non appariva chiaro e diritto ad un tempo.
La legge delle garentigie non fu che un prodotto della scuola cavouriana, che voleva andare a Roma, senza badare troppo sottilmente ai mezzi, senza conoscere conditiones sine qua non ; fu una legge dettata dalla necessità politica, che trova un certo addentellato nella tradizione piemontese (si ricordino le leggi del '50, '51 e '55) e, guarda combinazione, nella stessa inter­pretazione dell'art. 1 dello Statuto.
Essa non era né separatista e nemmeno giurisdizionalista,
Fu il solito abile modus vivendi, improntato a moderazione e a rispetto, ma che non poteva naturalmente risolvere per sempre il tormentato rapporto.
Ora a noi Ricasóli non è apparso, dall'esame obiettivo dei documenti storici, come la tradizione dottrinaria dei nostri studiosi, anche i più illustri, ce lo ha sempre presentato, e cioè come il continuatore, nel campo della politica ecclesiastica, della scuola cavouriana.
Per noi, ripetiamo ancora una volta, Ricasóli ha una per­sonalità singolare, forse in certi momenti, contradditoria con la realtà e diremmo quasi anacronistica, ma sempre netta e precisa.
Nominalmente egli appartenne a quella destra, che aveva avuto per capo un uomo della genialità del Cavour ed una schiera di galantuomini, quali il Farmi, il Minghetti, il Sella, il Lanza, il Visconti Venosta, il Bonghi, il Massari, ma in realtà Ricasóli fece, specialmente per la questione religiosa, parte a sé stesso e benché parlasse il medesimo linguaggio di quelli, rare volte fu dagli stessi compreso. Non a lui vicino fu Camillo Di Cavour, non solo perchè altra tempra egli aveva, altra geniale visione della realtà, ma perchè la sua politica non subì mai l'influenza di un'ideale fideistico.