Rassegna storica del Risorgimento
RICASOLI BETTINO
anno
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1937
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pagina
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1295
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Dottrina e politica ecclesiastica di Bettino Ricasoli 1295
quella salute spirituale, quella serenità di coscienza, quella vera religione del dovere e della virtù, che tanto erano necessari alle popolazioni di questo nuovo regno. E per comprendere meglio le sue parole 1} bisogna ricordare i frequenti incidenti producentisi quotidianamente in quelle provincie, dovuti ad ambizioni personali ed aggravati dalla rivoluzione economica, che trovò impreparato il paese e cbe diede perciò esca a speculazioni e ad abusi.
Anni veramente tremendi per reggitori della cosa pubblica, che avessero avuto piena coscienza della responsabilità assunta. Ricasoli di fronte a questo stato di cose non sapeva suggerire altro che l'osservanza alla legge morale; a quella legge alla quale egli era stato sempre devotamente ossequiente e che solo la religione di Cristo, sapientemente propagandata, avrebbe potuto trasfondere nell'anima delle -masse.
CONCLUSIONE I
Il dramma spirituale che tormentò Bettino Ricasoli fu dunque quello di trovare una soluzione morale del problema dei rapporti fra Stato e Religione, che soddisfacesse ai suoi principi di pensatore ed alla sua sensibilità di credente.
Il problema sorse per lui, fin dai primi anni della giovinezza (e questo ha avuto per noi una grande importanza), nella quieta
J) " La corruttela generale che si rivela in più modi, e quel del giuoco è uno di quelli, ha dato saggio in questi giorni, mi dicono, della sua estesa invasione, senza distinzione di ceti e di attinenze domestiche. Capi di famiglie aristocratiche, dicesi, hanno fatto perdite enormi nel giuoco di borsa. È questa una prova manifesta di quanto eli spiriti si depravano nell'invadente mal costume e nelle scandalose lucuplctazioni, mercè la spogliazione altrui fatta con forme che si direbbero legalmente legittime, ma moralmente diaboliche (dalla lettera a Borgatti 5 novembre 1873 in Lettere e documenti, voi. X, m 1080).
s) Ed allo stesso Bianchi il 25 ottobre 1874 cosi scriveva: Io ritengo che le società moderne sieno tutt'altro che in condizione di quiete. Il prevedere catastrofi non è da imbecilli, ma da uomini prudenti ed acuti che sanno come si deve leggere il gran libro dell'umanità odierna (voi. X, n. 1104)*