Rassegna storica del Risorgimento

RICASOLI BETTINO
anno <1937>   pagina <1297>
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Dottrina e politica ecclesiastica di Bettino Ricasoli 1297
Ricasoli non solo un fervente sostenitore, ma un eminente realizzatore. Dopo avere portato a compimento, con fermezza inflessibile, l'annessione della Toscana al Regno d'Italia, fu, alla morte del Cavour, chiamato a prendere le redini del Governo del Re e si trovò, quasi per incanto, di fronte alla questione religiosa, che ormai era divenuta la questione vitale e politica della nuova Italia.
Convinto pertanto che all'Italia, sorta su queste basi uni­versali, spettasse il grande compito di fondare un'era nuova per l'umanità e per la cattolicità, dichiarava, il 1 luglio 1861, dal banco del Governo che, innanzi tutto, bisognava dare il modo alla Chiesa di riformare sé stessa, perchè di conseguenza si potesse risolvere la questione di Roma e, seguendo l'ordine di questa direttiva, scriveva una lettera per convincere il Pontefice, alla quale allegava un progetto di legge, che, a differenza di quello del Cavour, non era sottoposto a contro­prestazioni esplicite. Egli offriva la libertà sicuro che la Chiesa avrebbe tratto da essa una vitalità nuova per l'avvenire suo e dell'Italia.
Negli anni successivi, dato l'insuccesso di quel primo passo, egli presentava, ispirati sempre al medesimo concetto di libertà, un contro progetto parlamentare nel 1865 ed un progetto ministeriale del 1867, col quale egli si era proposto di porre fine ad un ciclo storico, quello qualificato giuridicamente come il sistema di unione, per inaugurarne un altro, quello della separazione giuridica tra Stato e Chiesa e della completa reci­proca autonomia.
È chiaro che Bettino Ricasoli parti da errati presupposti; considerò la Chiesa come un'associazione puramente ideale, senza tenere conto della particolare condizione storica, tradi­zionale e giuridica della Santa Sede in Italia, non comprese che il papato, per un elementare dovere, non avrebbe potuto cedere su questioni di principio, anche se fosse stato animato dal miglior spirito di conciliazione, che non avrebbe mai potuto